Pezzi di buio, di Alberto Rudellat

Zona 42 porta in libreria Nella carne / Nella pietra di Alberto Rudellat, una narrazione a mosaico che reinventa il tema del paese maledetto, intrecciando folk-horror e spazi liminali con una scrittura di altissimo livello. Nella carne / Nella pietra ci porta a Roccalama, un borgo dove la gente scompare, inghiottita da una dimensione fatta di corridoi labirintici e stanze vuote, una realtà alternativa in cui il tempo si deforma, dove si aggirano orrori inimmaginabili, che talvolta riescono ad attraversare la soglia con il nostro mondo. Attraverso la memoria, le storie e i traumi degli abitanti di Roccalama, Rudellat ci trascina all’interno di un mondo che fonde l’estetica e i temi delle backrooms alla spaventosa quotidianità delle storie di autrici come Mariana Enríquez e Samanta Schweblin.

Cattedrale vi propone uno dei testi contenuto nella raccolta, per gentile concessione dell’editore.

Pezzi di buio
di ALBERTO RUDELLAT

 
Gliel’ho detto. Fatti un giro di notte in stazione se non mi credi vai fino in fondo al binario morto dove ci sono i vagoni abbandonati poi vieni a dirmi cosa hai visto. Se riesci a trovare le parole. Se riesci a tornare indietro.
Dice che gli devo raccontare cos’è successo pure se l’ho già fatto e gli ho già detto tutto quello che mi ricordo e va bene glielo racconto di nuovo ma io so soltanto quello e se vuole glielo ripeto e se non gli basta sono problemi suoi. Tanto lo so che mi ascolta ma mica mi crede lo vedo da come mi guarda e scuote la testa quando mi dice che i cani non parlano. E però neanche i morti parlano e invece da quando il fuoco si è mangiato l’Arcadia lo fanno di nuovo come lo facevano i morti del paese vecchio che se l’è inghiottito l’acqua e il fango quando io manco ero nato e a Roccalama ne succedono di cose strane anche se tutti fanno finta di no.
Ma oggi il poliziotto mica è venuto da solo si è portato appresso una ragazza il furbo e mi ha lasciato con lei a parlare in una stanzetta vuota verdastra con una finestra piccola che entra solo un filo di luce. La ragazza non mi fa domande mi lascia parlare. Ha una giacca di pelle e una maglia a righe rosse e nere e dietro la frangia ha due occhi neri grandi così. Tiene sempre la bocca chiusa e ha le labbra rosse ma poi quando la faccio ridere lo capisco perché le teneva strette perché ha i denti un po’ storti con i canini più in alto degli altri denti e allora glielo dico che è bella così e mica siamo dentisti che deve vergognarsi e chissenefrega dei denti se quando ti guarda uno pensa solo che vuole baciarti. Lei dice grazie e io mi vergogno e torno a guardare le pareti verdi senza quadri solo chiodi nel muro crepato. Lo sapevo che non è che era lì per farsi baciare da me ma perché le dovevo dire delle cose e allora gliene ho raccontate un po’. Gliel’ho detto che quando il cinema è bruciato io c’ero pure se non mi credono perché dalla conta dei biglietti dicono che sono morti tutti ma invece io ero entrato da una porta vicino ai bagni perché quel film lo volevo vedere e c’era anche Martina con me glielo potete chiedere se volete ma da quel giorno che non aveva neanche tredici anni le si è sbiancata la testa e non parla più non dice manco una parola. E quando tutto ha incominciato a bruciare io l’ho portata via e non lo so perché ma a me il fuoco non mi toccava non mi faceva niente e se mi dai un accendino te lo faccio vedere pure adesso me lo posso accendere sotto una mano e non sento niente anche se adesso dura solo per poco. Le ho detto anche degli altri della gente che è sparita dietro i muri e non sono più tornati e sono rimaste solo le voci così basse che le confondi con il ronzio dei neon e dicono cose che io non le capisco.
Lei scrive sul taccuino così veloce che poi si deve massaggiare le mani e intreccia le dita e le fa schioccare e io la guardo e la vedo che fa fatica e vorrei andare più piano per aiutarla ma ormai le parole mi vengono fuori tutte assieme e non riesco a fermarle neanche se mi mordo la lingua neanche se sbatto i pugni sulle cosce.
Io parlo sempre non sto mai zitto parlo coi cani coi piccioni parlo con le nuvole parlo da solo perché la mia testa è piena di parole così piena che sembra che deve scoppiare come i botti a capodanno e booom farle uscire tutte assieme che riempiono le strade di questo schifo di paese. A Roccalama nessuno mi ama. Faccio anche le rime come i poeti che a scuola le poesie le imparavo a memoria pure se non le capivo e qualcuna me la ricordo ancora e la posso dire anche adesso tipo San Lorenzo io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla o l’eterno riposo dona a loro Signore che però forse è una preghiera ma chissenefrega mica è così diverso alla fine.
La scuola è ancora lì dove ci andavo io anche se sono passati gli anni e nel cortile hanno tagliato l’albero e ci hanno messo le panchine e hanno dipinto la ringhiera di verde che sembra nuova. Però i nascondigli quelli son rimasti sempre uguali e io li so tutti e dentro i buchi nel muro della palestra ogni tanto ci trovo ancora un pacchetto di sigarette e allora me le prendo ma giusto un paio mica tutte che lo so che non è roba mia per fumarmele quando fa buio che mi piace vedere la punta rossa che si illumina e brilla quando tiro forte. Qualche notte ci ho pure dormito dentro la scuola quando fuori faceva troppo freddo. Basta che alzi la serranda al piano terra spingi un po’ coi piedi e sei dentro e c’hai la scuola tutta per te e te la giri nei corridoi vuoti con tutto quel buio e il silenzio che i tuoi passi fanno un rumore strambo e dietro gli angoli sembra che c’è qualcuno ad aspettare allora te ne scappi in fretta ti chiudi in una delle aule ma poi avvicini due tre banchi e ti fai una ninna al caldo e allora sì che stai bene. Ci dormivo da bambino e ci ho dormito da grande. Qua non cambia mai nulla.
Quando la finestra diventa scura che quasi non ci vediamo più lei si alza si abbottona la giacca ma ancora non mi ha chiesto di quella notte e allora dice che ci rivediamo tra un paio di giorni e che magari riesce a farmi uscire per qualche ora. Io subito sono felice ma poi ho capito che vuole riportarmi in quella casa e non lo so se ce la faccio a entrarci di nuovo però ho voglia di vedere di nuovo com’è fuori quindi ho detto va bene. Mi ha dato un chewing-gum e l’ho masticato per tutta la notte poi devo averlo ingoiato perché la mattina non ce l’avevo più in bocca però mi era rimasto il sapore ed era come se fosse il sapore di un suo bacio.
Il mio vicino di letto c’ha i fiori sul comodino fiori belli tutti viola e rossi ma però non sanno di niente se ci metti il naso dentro non sono come quelli che crescono nel bosco quelli sì che hanno un buon odore come di pioggia di lenzuola stese. Gliel’ho detto anche a lui ma non so mica se mi ha capito ha solo aperto la bocca e mi ha guardato fisso per un po’ e poi si è girato dall’altra parte. Qua dentro non possiamo fumare però ci danno le pillole la mattina e la sera e io le pillole le conosco e me le scambio con gli altri e faccio arcobaleni di colori te ne do due blu tu dammene una rossa che se la butti giù insieme a quella bianca la testa ti gira per un po’ e poi dormi come sulle nuvole. Mangio tutto quello che mi danno che neanche me lo ricordavo da quanto non mangiavo così e mi hanno tagliato la barba e i capelli e sembro di nuovo giovane come quando ero giovane davvero. Però io qua dentro non ci posso stare non ci resisto a vedere solo muri e porte chiuse e finestre chiuse che là fuori c’è il mondo c’è il cielo e io lo voglio vedere bene tutto intero non solo un quadratino da dietro i vetri sporchi.
Gli ho rubato un fiore al vicino tanto mica se ne accorge me lo sono nascosto sotto la maglia è quasi secco però non ha ancora perso tutto il colore anche se il viola è diventato quasi blu. Mi hanno restituito le scarpe e c’ho i vestiti puliti me li ha portati un’infermiera mi ha detto che sono del figlio che tanto non li mette più e a me mi vanno un po’ grandi perché sono magro magro ma va bene lo stesso perché oggi tornano il poliziotto e la ragazza. In questi giorni non mi hanno dato più le pillole e non riuscivo a dormire che qua mica c’è la musica o i grilli gli uccelli che cantano ci sono solo il russare le urla le scorregge i pianti dei miei compagni di stanza e quando ho dormito ho sognato i binari e i vagoni vuoti che vuoti non sono e le ombre con le braccia lunghe come le zampe dei ragni e mi sono risvegliato sudato le lenzuola fradice il cuore mi picchiava forte qui in mezzo al petto.
Sono venuti con una macchina normale senza le scritte senza le sirene che io un po’ ci speravo ma vabbè mi siedo dietro prendiamo la strada principale che scavalla il fiume e passa dietro la ferrovia e poi la via cieca la riconosco Via della Giustizia parcheggiamo nel cortile della casa del prete e gli scrocco una sigaretta al poliziotto perché ho paura ma non voglio farlo vedere quindi la fumo guardando gli alberi e l’erba alta che la muove il vento ma sento i denti battere e la pelle delle braccia e del collo diventa dura. Ci penso pure a scappare a correre e vaffanculo inseguitemi se mi prendete ma sento che le gambe sono molli e sicuro non vado lontano mi riacchiappano subito allora spengo la sigaretta e gli faccio cenno a lui per me possiamo entrare così almeno la finiamo. Lei però lo guarda e scuote la testa si avvicina e parlano un po’ lui sbuffa poi si accende un’altra sigaretta e muove la testa come a dire cazzi tuoi e alla fine entriamo solo io e lei e sono contento perché forse le posso dare il fiore che c’ho sotto la maglia.
C’è odore di chiuso e di umido e di sporco e di legno marcito. Il piano terra è una stanza sola così grande da dormirci in quindici a destra ci sarebbe la cucina ma ormai si son rubati tutto restano solo i tubi che penzolano e le macchie e la muffa sui muri e il pavimento di legno è coperto di polvere e calcinacci. Facciamo le scale che portano al piano sopra lei sale per prima e io vorrei fermarla e darle il fiore ma mi sa che non è il momento non abbiamo ancora parlato non mi ha chiesto niente io non ho detto niente. Quassù c’è quell’odore che c’hanno le cose morte che se l’hai sentito una volta non te lo scordi più e lei si ferma sull’ultimo gradino e mi dice fammi vedere dove è successo allora vado avanti io nel corridoio supero il bagno e apro la porta della stanza che doveva essere la camera da letto ma non c’è più niente solo una macchia di sangue secco nell’angolo vicino al termosifone. Poi nella mia testa succede una roba strana e tutto comincia a girare come in una sbronza i colori si mischiano le gambe non mi reggono più e cado per terra sento la botta le ossa schioccare insieme con le assi del pavimento e lei mi corre vicino con i denti premuti sulle labbra e gli occhi ancora più grandi ma adesso sono spaventati e prova ad alzarmi ma io non riesco a muovermi e lei non riesce a tirarmi su perché pure se sono magro sono troppo pesante per lei. Me ne sto per terra e la stanza sta girando lei è inginocchiata qui davanti a me che sta frugandosi in tasca forse cerca il telefono per chiamare il poliziotto ma io comincio a parlare anche se la voce non vuole uscire ed è bassa bassa e allora lei si ferma e si avvicina ancora di più e io sento il suo profumo ma non mi vengono pensieri felici solo brutta roba in testa gli occhi mi bruciano e mi accorgo che sto piangendo perché sento le guance bagnate e il salato sulla lingua e adesso mi ricordo tutto.
Non lo so mica come si chiamava non me l’ha detto o forse sì ma chi se lo ricorda non era molto che era arrivato a Roccalama quella sera c’eravamo solo io e lui al parchetto dietro le case di cartone e io avevo del vino lui una bottiglia di vodka e avevamo anche due panini ma lui aveva tre cani il cibo andava diviso per cinque ma a me stava bene mi bastava un po’ di compagnia che a stare sempre da soli poi diventi triste e la vita non te la godi più anche se puoi fare tutto quello che ti pare. Stava cominciando a piovere e toccava trovare in fretta un posto per stare all’asciutto lui era qualche giorno che se la occhieggiava questa casa deserta e gliel’ho detto che qui non ci dovevamo venire che in paese lo sanno tutti che questo posto fa paura la chiamano la casa del prete perché c’hanno trovato un prete impiccato me l’ha detto Martina che abita giusto di là della strada in una delle torri delle case di cartone ma lui non mi ha dato retta i discorsi tra ubriachi sono così tutti parlano nessuno ascolta. Quando abbiamo spinto la porta e siamo entrati io avevo la strizza e i peli delle braccia dritti ma non ho detto niente e siamo saliti ci siamo messi qui e abbiamo mangiato seduti per terra e intanto fuori pioveva forte ogni tanto un lampo faceva luce e allora ci passavamo la bottiglia i cani stavano seduti bravi bravi intorno al padrone non abbaiavano mai. Poi sono andato di là che dovevo andare al bagno e quando sono tornato lui dormiva allora mi sono preso la bottiglia me la sono finita mi sono fumato l’ultima sigaretta e mi sono messo giù a dormire pure io ma poi i cani hanno cominciato a parlare e prima mi sono detto ma sei scemo sei ubriaco mica parlano i cani ma poi quello più grosso ha parlato più forte e nel buio sembrava ancora più grande sembrava un lupo parlava con una specie di raschio con i denti che cozzavano ma io lo capivo capivo ogni parola e diceva che avevano sete tanta sete che dovevo dargli da bere. Acqua non ne avevo allora ho versato l’ultimo sorso di vino per terra ma mi ha detto che no non avevano sete di vino e io allora volevo uscire e riempire la bottiglia con la pioggia ma lui ha detto ancora di no e annusava il collo del padrone quello stronzo russava mica si accorgeva di niente e il cane ha iniziato a segnargli il collo con le zanne metteva il muso di lato e gli strisciava i canini sulla gola come un rasoio ma senza affondare e andava avanti e indietro fino a che non gli ha fatto un segno rosso come una collana. Gli altri due cani mi sono venuti addosso con i musi sentivo le lingue nelle orecchie e la bava mi colava in faccia e parlavano pure loro e mi dicevano di farlo lo ripetevano sempre le stesse parole mi entravano in testa e me la facevano scoppiare. Io ho detto di no l’ho detto a voce alta ho detto no e no e no e allora hanno cominciato a ringhiare quello più grande si è alzato su due zampe era più alto di me era come un pezzo di buio che si era staccato dalla parete e si faceva sempre più vicino sempre più vicino finché c’erano solo i suoi occhi gialli e mi ha detto che dovevo farlo se volevo vivere. E allora l’ho fatto. Ho sbattuto la bottiglia contro al muro e gli ho ficcato il vetro nel collo mentre dormiva così come una coltellata la gola si è squarciata aperta come una cerniera lui si è svegliato e mi ha visto sembrava che non ci credeva scalciava mi tirava pugni ma io lo tenevo fermo puzzava di vino e di piscio provava a parlare ma sputava fuori sangue mi colava sulle mani in mezzo alle dita caldo appiccicoso poi un lampo ha illuminato la stanza e ho visto i cani che leccavano da quella pozza di schiuma rossa e ringhiavano e si spingevano si saltavano addosso sembrava che non bevevano da un secolo e vedevo la bava che si mischiava al sangue e sembravano un solo cane da tanto che erano ammassati sembrava un cane con tre teste. La mattina dopo mi hanno trovato qui e i cani non c’erano più e io non mi ricordavo più niente e non ci credevo mica quando mi hanno detto che ero stato io io non le faccio queste cose e però ero tutto sporco di sangue e non capivo non sapevo cosa dire e allora non ho detto niente e li ho lasciati fare.
Quando ho finito di parlare mi aspetto che parla lei invece non dice niente mi guarda e basta allora penso che è questo il momento per darle il fiore e apro la giacca ma nella stanza si fa tutto nero pure se fuori c’è il sole e il pavimento sembra che trema tutto la stanza si muove le pareti stanno ronzando da fuori sento il poliziotto che ci chiama ma noi non riusciamo a muoverci lei mi prende la mano e la stringe forte le guance le stanno tremando e anche gli angoli della bocca le labbra rosse si aprono e si chiudono sta battendo i denti perché adesso qui dentro fa freddo freddissimo e gira la testa da ogni parte ha gli occhi spalancati sta cercando la porta ma la porta non c’è più e comincio a tremare anch’io perché non ci siamo più solo noi lì dentro e il buio si muove il buio sta parlando di nuovo riconosco la sua voce e adesso lo so che la sente anche lei.