Ragioni per vivere, Amy Hempel

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TITOLO: Ragioni per vivere

AUTORE: Amy Hempel Traduzione: Silvia Pareschi

EDITORE: Sem PP: 384 PREZZO: 14,00

(Questa recensione è apparsa sul numero 19 del 25 Aprile di Donna Moderna)

di Rossella Milone

Quelli di Amy Hempel sono racconti che si tengono in palmo di mano. Storie che possiamo sgranare con lentezza o voracità, con serenità o infinita compassione; sono storie che possiamo infilarci sempre, ovunque, perché ci sapranno accompagnare in ogni occasioni come la mano di una vecchia, saggia amica. Un’amica che ci dice: va bene così, puoi farcela. Amy Hempel è una narratrice che non da scampo, nel bene e nel male: magistrale nel raccontare le fragilità delle donne e degli uomini – senza  tralasciare il mondo animale - dotata di un’intelligenza acuminata e ironica tale da infondere in ogni personaggio la completezza della tragedia e della commedia umana. Tragedia e commedia sono il centro della vita di tutti, e diventano il centro anche in questi racconti, ripubblicati da Sem e raccolti in un unico volume dal titolo Ragioni per vivere. La traduzione è affidata a Silvia Pareschi, che, con maestria, sa rendere la micidiale geografia che compone lo stile di questa autrice sofisticata: ritmo, precisione e spessore sono doti che la Hempel instilla in ogni parola, regalandoci un libro polifonico che ci dice chi siamo, chi vogliamo essere e come possiamo guarire. I racconti, a volte brevissimi, ricordano i tenohira giapponesi: piccole storie in cui, come in una perfetta parabola zen, è possibile concentrare tutto il portato dell’esperienza umana, nei suoi limiti e, soprattutto, nelle sue immense capacità: Diamo quello che possiamo, il cuore non riesce a spingersi più in là.

Donne difficili, Roxane Gay

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TITOLO: Donne difficili

AUTORE: Roxane Gay Traduzione: Alessandra Montrucchio

EDITORE:  Einaudi Stile Libero PP: 288 PREZZO: 18,00

I racconti che hanno consacrato Roxane Gay come una delle voci piú innovative dell'America di oggi. Storie di donne che lottano, soffrono e spesso cadono, ma sanno sempre rimettersi in piedi.

Due sorelle, letteralmente inseparabili da quando, ancora bambine, sono state rapite, devono fare i conti con il matrimonio di una di loro. Una donna sposata finge di non accorgersi che il marito e il fratello gemello di lui si scambiano di ruolo. Una spogliarellista lotta contro quelli che considera i rischi del mestiere per pagarsi il college. Un’ingegnere nera si trasferisce in Michigan per lavoro e qui si scontra con il pregiudizio dei colleghi e la difficoltà di lasciarsi il passato alle spalle. Una ragazza affronta la solitudine come le ha insegnato la madre da bambina, non importa il prezzo da pagare. In questi racconti sfrontati, animati da donne vere e, per questo, difficili, il realismo piú crudo sfocia nell’assurdo senza soluzione di continuità e le passioni perdono i loro confini per sfumare l’una nell’altra.

«Storie dalla potenza fenomenale, scritte in maniera meravigliosa».
The Guardian

«Uno dei meriti di Gay è la sua sensibilità nel creare personaggi femminili vibranti di contraddizioni e autoconsapevolezza… torbida e moderna, questa antologia celebra la presa di coscienza delle donne».
The Washington Post

«Gay si diverte, non gioca secondo le regole. Con Donne difficili non sai mai cosa aspettarti».
The New York Times Book Review

Incroci, di Tullio Pericoli

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TITOLO: Incroci

AUTORE: Tullio Pericoli

EDITORE:  Adelphi PP: 97 PREZZO: 12,00

A volte sembra che Tullio Pericoli scriva con la stessa matita che usa per disegnare – magari quel mozzicone minuscolo che tiene sempre pronto in tasca per ogni evenienza. Ma la matita di Pericoli è anche il suo contrario, una gomma che serve per cancellare tutto quanto appare superfluo. Lo dimostra questo libro, dove Pericoli schizza a memoria ventidue profili di persone che ha incontrato, e che hanno segnato altrettanti punti di svolta. Può trattarsi di amici di una vita, come Umberto Eco, di bizzarri mecenati come Livio Garzanti, o anche di personaggi illustri abbordati in un attimo di incoscienza – come Eugenio Montale, incrociato per caso nell'androne del «Corriere», poi accompagnato a casa in 500, in un silenzio surreale che trasforma l'incontro in una micropièce dell'assurdo. In quasi tutti questi racconti lunari e sorridenti, intervallati da ritratti che disegnano una sorta di libro parallelo, ci sono pause improvvise, o reticenze che a volte spiazzano: ma sono solo un piccolo trucco, un piccolo effetto speciale di Pericoli per farci sentire meglio il suono – inconfondibile – della sua matita al lavoro.

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Calles. Tredici racconti dalla Bolivia

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TITOLO: Calles. Tredici racconti dalla Bolivia

AUTORE: AA.VV TRADUZIONE: Maria Cristina Secci

EDITORE: Gran Vìa PP: 208 PREZZO: 15,00

Fino a poco tempo fa quasi sconosciuta al lettore italiano, la narrativa boliviana sta vivendo un momento di improvvisa e forse inattesa fioritura grazie a un numero crescente di autori nati tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta che, accanto ad argomenti storici e politici, sviluppano nei rispettivi testi temi più personali e intimi, con varietà e vivacità formale sorprendenti. “Una generazione giovane dinanzi alla tradizione e vigorosa nel proprio tempo”, dunque, che si sta facendo pian piano ineludibile, divenendo punto di riferimento per chiunque voglia avvicinarsi alla letteratura ispanoamericana di inizio secolo. Dopo le antologie incentrate sul racconto messicano, cubano e cileno, questa nuova selezione dedicata al paese andino propone contributi di scrittori che con le loro opere si stanno facendo ambasciatori della letteratura boliviana nel mondo.

Autori:

SEBASTIÁN ANTEZANA, MAXIMILIANO BARRIENTOS, MEGELA BAUDOIN, NATALIA CHÁVEZ GOMES DA SILVA, LILIANA COLANZI, GABRIEL ENTWISTLE, RODRIGO HASBÚN, SAÚL MONTAÑO, FABIOLA MORALES, EDMUNDO PAZ SOLDÁN, GIOVANNA RIVERO, ALEJANDRO SUÁREZ, WILMER URRELO ZÁRATE

Friday Black, di Nana Kwame Adjei-Brenyah

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TITOLO: Friday Black

AUTORE: Nana Kwame Adjei-Brenyah TRADUZIONE: Martina Testa

EDITORE: Sur PP: 200 PREZZO: 16,50

Un centro commerciale che durante le campagne di sconto del Black Friday viene invaso da orde di consumatori-zombie; un parco a tema in cui i bianchi possono simulare di uccidere presunti malintenzionati neri; l’autore e la vittima di una sparatoria in una scuola che, dopo morti, cercano di prevenirne un’altra; un gruppo di attivisti neri che vendica con surreale violenza l’ennesima clamorosa assoluzione di un omicida razzista; un mondo postapocalittico in cui ogni giorno si ripete, in un loop eterno, una catastrofe nucleare. I dodici racconti di Nana Adjei-Brenyah sono un ritratto distopico degli Stati Uniti contemporanei, in cui la realtà del consumismo, delle diseguaglianze di classe, delle tensioni razziali, dell’uso incontrollato delle armi da fuoco vengono portate alle loro estreme conseguenze, usando in maniera brillante i dispositivi della satira, della narrativa fantastica, dell’horror. Al cuore delle storie restano però personaggi umanissimi e credibili, nostri simili, che cercano di conservare la sanità mentale o la coerenza morale in un mondo che deraglia: a loro – a noi – l’autore affida la sua speranza. Un esordio potentissimo, con un immaginario degno di Black Mirror e una lingua essenziale e tagliente, che ha ricevuto elogi da grandi nomi della scena letteraria americana come George Saunders e Colson Whitehead, e paragoni con classici contemporanei del calibro di Kurt Vonnegut e Ralph Ellison.

“Questa raccolta è letteralmente sbalorditiva.”
Boston Globe

“Storie surreali e pop, politiche e visionarie, eredi di altra letteratura ma diverse da tutto.”
Tiziana Lo Porto, Il Venerdì

Soldati e altre prose, di Giulio Trasanna

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TITOLO: Soldati e altre prose

AUTORE: Giulio Trasanna Curatela: Riccardo Donati

EDITORE: Quodlibet PP: 144 PREZZO: 14,00

«Perché Trasanna rimane ancora nell’ombra?». Se lo chiedeva nel 1939 Giorgio Caproni recensendo entusiasta Annate, l’opera poetica con cui esordì questo pugile friulano, divenuto scrittore dopo la folgorante scoperta della cultura e dei libri, appassionatamente divorati tra un ring e l’altro. Giulio Trasanna da quel cono d’ombra non uscirà mai, neppure nei decenni successivi, e la sua vita sarà sempre quella di un irregolare, di un intellettuale e artista borderline, si direbbe oggi. Eppure, instancabile animatore della vita culturale milanese fra gli anni Trenta e i primi Sessanta, fu conosciuto e ammirato da molti protagonisti del Novecento italiano per la natura libera e appassionata, sempre controcorrente, del suo percorso umano e artistico.
Soldati e altre prose (1941) è il suo libro maggiore, e uno dei più interessanti della tarda età fascista: un’opera di rara potenza espressiva, ricordo della Grande Guerra, della ritirata del Friuli e dei giorni di Vittorio Veneto vissuti da bambino; ma anche rilettura di quei fatti alla luce delle successive vicende italiane. Una storia che lo interessava in quanto documento della vita delle masse, degli ultimi e dei dimenticati, esemplare per capire l’Italia intera e non solo il suo amato Nord-est; una storia che seppe restituire in una prosa scarna, essenziale, vibrante di tensione nervosa e tenerezza trattenuta. «Non amare la letteratura ma servitene per te e per gli uomini»: era questa l’idea che della cultura aveva Giulio Trasanna.

A casa quando è buio, di James Purdy

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TITOLO: A casa quando è buio

AUTORE: James Purdy TRADUZIONE: Floriana Bossi

EDITORE: Racconti Edizioni PP: 144 PREZZO: 16,00

La scrittura di Purdy non assomigliava a nulla che avessi letto; era stranamente formale, ambientata in un mondo che non era tradizionalmente ‘realistico’, e dentro quel mondo le persone - deformi e traumatizzate, orrendamente bizzarre - si innamoravano e si disintegravano e non sembravano muoversi dentro la cornice di una psicologia normale .

(David Means)

Chissà che non siano le stesse ordalie dell’autore, quelle di un disperato che barricato dentro una cabina telefonica cerca qualcuno a caso a cui poter raccontare una storia, la sua, fatta di una moglie stanca di topi, pappa d’avena e appartamenti fatiscenti. James Purdy del resto ha faticato a incontrare il gusto del grande pubblico e il suo seguito è sempre stato costituito da un manipolo di devoti ben nascosti. Fuori da tutti i giri e alieno alle mode letterarie, come scrive Giordano Tedoldi nella postfazione a questo libro, Purdy non ha fatto parte nemmeno di una controcultura; piuttosto è sempre stato contro la cultura stessa.

I racconti contenuti in A casa quando è buio sembrano confermare questa sua tensione verso un’aporia finale, una continua evocazione di spettri e assenze attraverso la parola e il simbolo. La scrittura di Purdy è cava, i suoi sono sempre incontri mancati e su di essi aleggia incombente un senso di minaccia. Dialoghi platonici irti di non sequitur che indagano il baratro, il cuore oscuro dell’uomo, la sua vulnerabilità, e i desideri che si agitano sotto maniere e abiti inappuntabili. Non sappiamo se sia Mr Diehl, oscenamente bagnato come un tritone, a impartire una lezione alla povera Polly, ma leggendo la storia di questo alterco a bordo piscina la nostra quiete è incrinata. Quando due amici discettano a pranzo di un collega culturista il realismo borghese è solo apparente e il quotidiano sconfina nell’onirico. Un attraversamento che diventa de definitivo nell’ultima storia di questa raccolta, un sermone all’umanità firmato da Lui in persona.

Racconti dal Dakota, di Hamlin Garland

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TITOLO: Racconti dal Dakota

AUTORE: Hamlin Garland

EDITORE: D Editore PREZZO: 14.90


La notte, quando le stelle dimostrano di non dover temere la concorrenza della modernità,

è più facile sopportare il peso di milioni di bocche da sfamare. 

In un’epoca in cui le praterie selvagge del Midwest sono incalzate dall’avanzare della civiltà e dell’industria, alcuni pionieri si spostano ancora più a ovest per creare un nuovo mondo, in Dakota.

Dopo averci fatto riscoprire un Mississippi mai raccontato, Hamlin Garland torna a parlarci dell’America profonda, un’America lontana dal fremito e dagli agi delle grandi città, dove il tempo sembra scorrere più lentamente e l’orizzonte regala paesaggi sterminati. Le sei storie che formano Racconti dal Dakota narrano della colonizzazione di una regione selvaggia nel cuore degli Stati Uniti, dove la natura è assediata dall’uomo e dove le donne possono sognare un destino diverso.

Difficile non scorgere il preludio di tanta memorabile letteratura a stelle e strisce moderna, in questi seminali Racconti dal Dakota . Sembra infatti di sentire le voci di Anderson, Steinbeck o Faulkner accordarsi mentre ci si immerge nelle pagine di Hamlin Garland, premio Pulitzer nel 1922 .

Tuttolibri, Omar Di Monopoli

Il silenzio dei satelliti, di Clemens Meyer

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TITOLO: Il silenzio dei satelliti

AUTORE: Klemens Meyer TRADUZIONE: Roberta Gado, Riccardo Cravero

EDITORE: Keller PP: 224 PREZZO: 16,50

Tenerezza e durezza: oggi nessun autore tedesco balla questo tango con la flessuosità di Clemens Meyer. 
KATHARINA TEUTSCH, DIE ZEIT

Il silenzio dei satelliti mostra una volta di più la vastità di risorse espressive che Meyer sa racchiudere in uno spazio limitato. 
JÖRG MAGENAU, SÜDDEUTSCHE ZEITUNG

Il guardiano di un complesso che confina con il campo profughi; l’amicizia notturna tra due donne schiacciate dalla vita; il proprietario di un chiosco che s’innamora di una ragazza musulmana, ma non osa ammetterlo nemmeno a se stesso; un macchinista che ama la routine del suo lavoro finché il treno non incrocia un uomo che ride, immobile, sui binari. E ancora, un vecchio signore che scava nei ricordi guardando il Mar Baltico e un fantino fallito col sogno di gareggiare a St. Moritz, sul lago ghiacciato… 
Clemens Meyer torna, dopo lo straordinario romanzo Eravamo dei grandissimi, e incanta con storie che raccontano di battaglie perse e desideri travolgenti, mettendo a fuoco le mille facce del nostro tempo: l’immigrazione e la povertà, il disagio e la sofferenza che segnano ogni essere umano, ma anche l’amore e la speranza.
Una scrittura magnetica, materica, intrisa di una forza dirompente che difficilmente si dimentica.

STORIA DELLE LETTERATURE SCANDINAVE. DALLE ORIGINI A OGGI

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TITOLO: STORIA DELLE LETTERATURE SCANDINAVE. DALLE ORIGINI A OGGI

AUTORE: AA.VV CURATELA: Massimo Ciaravolo

EDITORE: Iperborea PP: 1088 PREZZO: 35,00

Storia delle letterature scandinave è un ampio racconto storico-letterario rivolto sia agli studenti in materia sia ai lettori interessati a orientarsi meglio nel panorama delle lettere nordiche. Rispondendo alla necessità di un manuale completo e aggiornato in lingua italiana, e all’interesse sempre più vivo nel nostro Paese per il Nord Europa, questo volume ricostruisce un millennio di storia letteraria scandinava, soffermandosi sulle voci e i movimenti più significativi di ogni epoca, inquadrando autori e opere all’interno delle dinamiche culturali e socio-politiche: dalle origini nell’età vichinga e delle saghe medievali alla grande stagione ottocentesca dei maestri Henrik Ibsen e August Strindberg, Hans Christian Andersen, Selma Lagerlöf e Knut Hamsun; dal Novecento di Karen Blixen, Halldór Laxness, Ingmar Bergman, Astrid Lindgren, ai contemporanei Per Olov Enquist, Dag Solstad, Peter Høeg, Karl Ove Knausgård
Protagoniste sono le letterature nazionali danese, faroese, islandese, norvegese e svedese, con le loro varianti antiche tra le quali spicca, per prestigio letterario, il norreno dell’Edda, e con l’aggiunta dell’attiva minoranza svedese di Finlandia, in cui figurano classici come Tove Jansson. 
Dedicando largo spazio alla contemporaneità, dal secolo scorso a oggi, Storia delle letterature scandinave abbraccia anche la vivace narrativa infantile e il cosiddetto «giallo nordico», esportati con successo in tutto il mondo, così come un’interessante letteratura della migrazione, rappresentata da autori di origine straniera di prima e seconda generazione che stanno arricchendo lo scenario culturale nordeuropeo di nuovi temi e prospettive. 

Questo volume è l’opera collettiva di un gruppo di docenti universitari, studiosi e traduttori tra i massimi esperti delle letterature scandinave in Italia: Massimo Ciaravolo, che ha anche curato l’edizione, Massimiliano Bampi, Bruno Berni, Laura Cangemi, Gianfranco Contri, Silvia Cosimini, Sara Culeddu, Giuliano D’Amico, Fulvio Ferrari, Davide Finco, Maria Cristina Lombardi, Andrea Meregalli, Camilla Storskog, Anna Wegener, Renato Zatti.

C'era una volta in America Latina

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TITOLO: C’era una volta in America Latina. Diciotto racconti dal continente magico

AUTORE: Giorgio Oldrini

EDITORE: Edizioni Interno4 PP: 176 PREZZO: 14,00

Questi racconti hanno in comune un'idea, teorizzata dallo scrittore cubano Alejo Carpentier. Sosteneva che la realtà dell'America latina è così magica che è di per sé meravigliosa. Chi scrive, piuttosto che inventare e inseguire sogni, deve semplicemente raccontare le immense foreste e i fiumi che sembrano mari. E deve fare la cronaca di fatti e persone vere che sono più fantasiose di quelle che un'immaginazione pur fervida può inventare. A me poi, che sono da sempre un cronista di mestiere, raccontare quello che vedo e sento viene del tutto naturale." "Ho voluto raccontare queste storie per esprimere due sentimenti, che spero si colgano sia nelle vicende tragiche che in quelle divertenti. Un grande affetto per luoghi, personaggi, tempi che riempiono ancora i miei ricordi più cari e la mia vita e che spesso, soprattutto nelle mie molte notti insonni, mi affiorano nella mente e continuano ad emozionarmi. Il secondo sentimento, legato strettamente all'affetto, è la nostalgia. Sono curioso, mi piace molto conoscere luoghi e soprattutto persone, alle quali irrimediabilmente mi sento legato per sempre. Qualcuno davanti alla parola nostalgia storce il naso perché la giudica l'espressione di un sentimento proprio di chi rifiuta di vivere il presente e si rifugia in un passato più o meno immaginato. Io invece penso che la nostalgia sia il segno ineludibile di chi ha attraversato Paesi, storie o persone e stretto legami forti con donne e uomini, di chi ha preso parte col cuore e con la ragione alle vicende che ha conosciuto. È il contrario dell'indifferenza ed ha più a che fare con la passione ed è per questo che credo aiuti a vivere il futuro. In fondo è la memoria che ci permette di creare per il domani. Anche se di tempi smemorati come gli attuali questa idea sembra soltanto una assurda eresia.

Foglie d'America, di Thomas Wolfe

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TITOLO: Foglie d’America

AUTORE: Thomas Wolfe

EDITORE: Corrimano PP: 86 PREZZO: 10,00

Nell’infinita varietà delle cose quotidiane, casuali,
cui spesso non facciamo caso, è possibile vedere la rete della vita così come viene intrecciata.

Quali sono secondo lei i cinque più grandi scrittori contemporanei?
1. Thomas Wolfe. 2. William Faulkner. 3. Dos Passos. 4. Hemingway.
5. Steinbeck.

(Da un’intervista a William Faulkner)

Thomas Wolfe è uno scrittore straordinario, sì, ma è senza forma. Ripetono meccanici i detrattori. La verità è che T.Wolfe presenta la forma in lotta contro se stessa. Wolfe straripa. Si tuffa avanti. Si irradia. Si catapulta. Come se sapesse che avrebbe vissuto poco, dice William Faulkner. Giusto. Ma lo fa captando, aspirando, centellinando “forme”. Forme sparse per l’America. Sparse è la parola cruciale. Come gli elenchi sventagliati nel territorio frastagliato-scintillante della sua scrittura. Come le foglie sparpagliate sul suolo americano. Queste nove prose intercettano le forme guizzanti nel vento dell’America. Risuonanti. Le foglie che costellano le scene di queste storie sono ora lustrini, ora oggetti di cristalleria, ora depositi di segni. Mentre rende giustizia alle metamorfosi che fibrillano in America, Wolfe canta la perdita della forma nella società e nel destino interiore/esistenza esteriore dei suoi personaggi. Come quell’ora violetta che in T. S. Eliot vede la dattilografa rincasare all’ora del tè, sparecchiare la colazione e tirare fuori i barattoli di cibo in conserva. Figura senza forma, appunto. Gesto privo di moto. E allora un attore che si disorienta e si polverizza nel labirinto dei personaggi shakespeariani che interpreta è come se si congiungesse sotto il cielo d’America con il cittadino qualunque, Green, che in un altro racconto si lancia da un grattacielo spappolandosi la faccia così come si accartoccia il giornale che recava ieri la notizia della sua morte. Wolfe canta con le forme l’ombra che cancella le linee ma che non avrà vittoria finchè la letteratura la sfoglierà.

Un attimo immobile, di Eudora Welty

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TITOLO: Un attimo immobile

AUTORE: Eudora Welty Traduzione: V. Mantovani, I.Zani

EDITORE: Racconti Edizioni PP: 188 PREZZO: 17,00


di Rossella Milone
Questo articolo è stato pubblicato su L’Espresso il 27 Gennaio 2019

Un bravo scrittore sa come tracciare un mistero ed Eudora Welty lo sa. La prima autrice la cui opera è stata pubblicata, in vita, nella Library of America, maneggia la parola come se fosse la parola stessa un ingranaggio misterioso con cui decifrare il mondo. Cresciuta nel Sud degli USA degli anni ’50, è stata una tra le più brave scrittrici del Novecento, e Racconti Edizioni è meritevole di avercela restituita, ripubblicando le sue raccolte di racconti: Una coltre di verde (2017) e la recente Un attimo immobile, entrambe tradotte dalla voce empatica di Isabella Zani e Vincenzo Mantovani. Maestra del racconto, anche in quest’ultima raccolta la Welty ci regala storie dal fascino maestoso, dove s’incrociano vecchie strade indiane (tutti i racconti sono ambientati lungo la Via di Natchez), sbocciano amori nelle tempeste del Sud, si consumano pettegolezzi, screzi e complotti che raccontano l’intimità di un Paese solitario e tenace. L’impeto inquieto dello stile, è lo stesso che anima un’altra magistrale storia nata dalla penna di Welty, pubblicata di recente da minimum fax per la nuova traduzione di Simona Fefè: La figlia dell’ottimista, premio Pulitzer nel ’73. Il ritratto di una figlia che deve fare i conti con un lutto improvviso, e con una matrigna portatrice di un presente scioccante. In entrambi i libri, la memoria è il nervo mutevole da cui si dirama la potenza evocativa della narrazione (Camminiamo nel tempo che cambia). Welty disegna le turbolenze emotive, sempre in attesa di un mistero in agguato, che accomunano i personaggi sia dei racconti che del romanzo, con la semplicità, la cura e la dignità di un artigiano, restituendo alle parole la loro primordiale capacità incantatoria.

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Racconti di demonologia, di Rick Moody

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TITOLO: Racconti di demonologia

AUTORE: Rick Moody Traduzione: Vighi L., Perroni S. C.

EDITORE: La Nave di Teseo PP: 378 PREZZO: 15,00

Madri borghesi alle prese con una sparatoria tra gang, coppie in crisi che trasferiscono parte dell’arredamento di casa sulla spiaggia, fratelli gelosi fino a diventare crudeli, trentenni problematici in vacanza sulle isole hawaiane, fanatici delle canzoni pop che articolano le proprie esistenze come una commovente hitparade: una fulminante collezione di racconti sui turbamenti e le inquietudini dell’America contemporanea.

Una fulminante collezione di racconti sui turbamenti e le inquietudini dell’America contemporanea.



“Audace ed emozionante. Moody non conosce le mezze misure. Questo è un libro vibrante,
oltraggioso, esaltante.”
  
Walter Kirn, The New York Times Book Review

“Rick Moody nella sua forma migliore.” -
Janet Maslin, The New York Times

Arenaria, di Paolo Teobaldi

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TITOLO: Arenaria

AUTORE: Paolo Teobaldi

EDITORE: E/O PP: 160 PREZZO: 16,00

«Teobaldi non scrive parole: le adotta, le alleva e le accudisce così quando viene il momento di impiegarne una risponderà docilmente alla chiamata dello scrittore». 
Stefano Bartezzaghi

«Per Teobaldi la realtà che ci circonda è piena di miracoli. Per nutrirsene, bisogna tenere i sensi all'erta e imparare le parole giuste per "dirli". Così come bisogna saper nominare la vita della gente umile e anonima, che svolge al meglio il proprio dovere e sopporta in silenzio le peggiori disgrazie». 
Franco Marcoaldi

Storie da ridere per non piangere. 
Una lingua tenera e sorprendente che mai diventa virtuosismo, ma è sempre al servizio della bellezza dei luoghi e delle persone, del racconto di una Storia vista dalla parte degli ultimi. 
Un finissimo umorismo con venature nere ma sempre gentili.

Un monte d’arenaria (che poi non è neanche un monte: 200 m slm il punto più alto): la prima altura che s’incontra scendendo dalla pianura padana, 60 km prima del monte Conero, lungo la costa adriatica. Con un versante, detto le Rive, che guarda verso nord-est, esposto ai venti di maestro, bora, greco e levante; l’altro, verso sud-ovest, benedetto dal sole e dalla storia.

Un mondo piccolo, di pochi chilometri quadrati (l’Adriatico da una parte, i fondali dell’Appennino dall’altro) coltivato a mezzadria, pieno di personaggi, carico d’amore, di rabbia e d’ingiustizia. 
Nessuna indulgenza per come si stava bene una volta, per il pane fatto in casa: neanche per le lucciole. 
Storie da ridere per non piangere, da tramandare da padre in figlio: nella fattispecie un lascito da nonno a nipote, nella speranza che le parole sommerse siano ancora comprensibili.


Novelle disincantate, di Jacques Bens

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TITOLO: Novelle disincantate

AUTORE: Jacques Bens Traduzione: Sofia Buccaro

EDITORE: Racconti Edizioni PP: 115 PREZZO: 16,00

«Il giorno in cui Guillaume Berlancourt scoprì che poteva, con un solo movimento delle orecchie, far piovere su una porzione ragionevole di terreno circostante,
comprese che la sua vendetta era ormai a portata di mano.»

Jacques Bens, Tempesta su tutti i fronti

Nel 1990 le Novelle disincantate vinsero il premio Goncourt dedicato al racconto salvo poi sparire dalla scena internazionale, mai pubblicate in Italia. Per Jacques Bens – fra i fondatori storici della celebre Oulipo, l’officina di letteratura potenziale di Perec e Queneau – si trattava quasi di un riconoscimento alla carriera, prima di morire a soli settant’anni dieci anni più tardi. Le novelle del resto sembrano il contraltare breve dei più famosi romanzi oulipensi: medesima leggerezza, ironia e vena di romanticismo concentrati in racconto. Eppure per vocazione pseudoscientifica si avvicinano più alle elucubrazioni di Jarry, o alle scienze inesatte dei Figli del limo. Gli inventori del moto perpetuo sono non a caso dei pescivendoli, a usufruire delle macchine del tempo sono musicisti impacciati con le donne, chi sa come far piovere a comando viene lasciato dalla moglie proprio per il meteorologo. È questa la cifra ironica di Bens. Scienziati impacciati, maghi che non chiedono troppo alla vita, maestri che per spiegare come si scrive un racconto finiscono per scriverselo addosso.

Amate Perec e il teatro dell’assurdo? Accomodatevi: Jacques Bens è il folle che fa per voi.

Gaia Manzini, da La Repubblica

Frotte di pesci rossi, di Kanoko Okamoto

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TITOLO: Frotte di pesci rossi

AUTORE: Kanoko Okamoto Traduzione: Fujimoto Yūko Prefazione: Dacia Maraini

EDITORE: Lindau PP: 160 PREZZO: 16,00

Ancora inedita in Italia, Okamoto Kanoko fu poetessa, narratrice e saggista.

Si segnalò sulla scena culturale nipponica della prima metà del ʼ900 anche per gli atteggiamenti spregiudicatamente disinibiti che potrebbero farla accostare ad alcune protagoniste dell’avanguardia artistico-culturale dell’Occidente, da Colette a Djuna Barnes, ad Anaïs Nin.

I tre racconti che compongono il volume sono rappresentativi di una vena narrativa che l’autrice coltivò soprattutto negli ultimi anni della sua vita. Pur diverse nell’ambientazione e nello sviluppo, le vicende narrate finiscono per sciogliersi in una sorta di rivelazione, tanto imprevista quanto rasserenante.

Il protagonista di Frotte di pesci rossi è un giovane ittiologo che vive tormentato da una duplice ossessione, un amore che crede impossibile e il tentativo di ottenere finalmente la considerazione dell’amata selezionando una nuova, bellissima varietà di pesce rosso. Un’impresa che sembra destinata a fallire finché, allo stremo delle forze e delle speranze, non scopre che qualcosa è successo là dove meno se lo sarebbe aspettato. Nel secondo racconto, Nel Settentrione, il rapporto di tenero affetto che lega un ragazzo idiota a una adolescente in età da marito suscita in lei un sentimento materno che durerà quanto la sua stessa vita, inducendola a sperare in un improbabile ritorno dell’amico del cuore anche dopo che ne ha perduto le tracce. Nel terzo racconto, Il genio famigliare, a illuminare il futuro della giovane incaricata di gestire la trattoria di famiglia è la scoperta del misterioso conforto accordato dal destino alla vita scialba e rassegnata di sua madre: nulla è in realtà cambiato nella sua esistenza, se non l’animo con cui la affronterà da quel momento in poi, giorno dopo giorno. 

Sono sempre le donne ad avere un ruolo dominante nelle storie di questa scrittrice, donne con un fuoco nel corpo e nell’anima».
Dacia Marain
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Finché morte non sopraggiunga, di Amos Oz

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TITOLO: Finché morte non sopraggiunga

AUTORE: Amos Oz Traduzione: Elena Lowenthal

EDITORE: Feltrinelli PP: 144 PREZZO: 15,00


Un uomo che di fronte al proprio inesorabile declino constata l’amara dissipazione delle occasioni perdute, una banda di sgangherati crociati che non arriveranno mai in Terra Santa: due storie molto lontane fra loro nel tempo e nello spazio, ma che raccontano in fondo la stessa malinconia di vivere, la stessa disperata ricerca di un senso per se stessi e per il mondo.
Con il suo sguardo lucido e profondo, Amos Oz conduce
il lettore in una Tel Aviv e un Israele che non esistono più, in un’Europa arcaica e crudele: al cuore di tutto c’è un’umanità in cui, malgrado la distanza, non si può fare a meno di riconoscersi.

«Due racconti scritti negli anni Settanta. Un urlo cupo e estroso, dalla prosa magistrale, tenuto insieme da morte e paura, un grido che, dalla Tel Aviv moderna alle Crociate del 1100,
cattura il trauma inestinguibile di Israele»
 
 Robinson, La Repubblica

«Conciso, preciso, lineare, lo stile ricorda l’arte di Čechov o di Gogol’. Il fanatismo, l’odio e la morte, i temi fondamentali delle due storie che si rispondono a circa mille anni di distanza, da una parte all’altra del Mediterraneo.» – Claude Kiejman, Le Magazine Littéraire

Gli inconvenienti della vita, Peter Cameron

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TITOLO: Gli inconvenienti della vita

AUTORE: Peter Cameron Traduzione: Giuseppina Oneto

EDITORE: Adelphi PP: 122 PREZZO: 16,00


Queste storie raccontano due diverse e molto singolari forme di inquietudine: il malessere sottile che si allarga come una crepa nella vita in comune di due uomini, e la lunga guerra «misteriosa e mai dichiarata» in cui può trasformarsi un matrimonio di vecchia data. Le due coppie non potrebbero essere più distanti: lo scrittore in crisi creativa che divide un appartamento a Tribeca con un avvocato in carriera, e i due pensionati di una spenta cittadina di provincia, dove gli unici eventi degni di nota sono le periodiche inondazioni del fiume e gli appuntamenti della chiesa metodista. Casi da cui emana la sensazione di «un vivere fasullo, rabberciato, sempre lì lì per implodere o franare»; e infatti, sotto la superficie, questi rapporti vanno in pezzi davanti ai nostri occhi, lasciandoci attoniti e frastornati. Solo Peter Cameron sembra avere ancora il coraggio, e la forza stilistica, di trasformare storie simili in opere di varia lunghezza, fatte di dettagli che riconosciamo, e del vuoto spesso atroce che li separa. Perfette trappole narrative in cui scivolare è facilissimo, e istantaneo rimanere prigionieri. Senza però provare il desiderio di liberarsene.

Perché gli inconvenienti della vita hanno una tale capacità di abbattere o provocare collera? Perché la frustrazione di un incontro con l’orribile impenetrabilità di una confezione plastificata di crostacei è in grado di rovinarci la giornata? Come può una visita alla motorizzazione civile per rinnovare la patente renderci furiosi? Diamo i benefici e le gioie del vivere per scontati, a volte riconoscendoli appena, e tuttavia gli inconvenienti della vita, come certi metalli preziosi e gas nobili, possiedono una densità e un peso ingannevoli, ai quali sembra di non potersi sottrarre, e da cui si resta paralizzati. I protagonisti del mio libro, due persone assai diverse che fanno vite diverse in luoghi diversi del Paese, attraversano entrambi una crisi di fiducia, e hanno perso la capacità di vedere la luce contenuta e riflessa dalle loro vite. Come da una stoffa iridescente inclinata alla luce, ogni lucentezza è scomparsa.

(Peter Cameron, tratto da Vanity Fair )

La debuttante, Leonora Carrington

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TITOLO: La debuttante

AUTORE: Leonora Carrington Traduzione: Nancy Marotta, Mariagrazia Gini

EDITORE: Adelphi PP: 179 PREZZO: 17,00

Donna dall'eccentricità indomabile, Leonora Carrington fu una delle «muse inquietanti» del surrealismo, dal quale però non smise mai di tenersi a debita distanza, anche negli anni in cui viveva con Max Ernst. I suoi quadri, enigmatici e beffardi, sono oggi celebrati e ricercati, ma non meno rivelatrice è la sua opera in prosa – e in particolare questi racconti, nei quali già Breton riconosceva un vertice dello «humour nero» (definizione che a lui risale). Qui il lettore potrà incontrare per la prima volta le sue creature predilette, esseri dalla natura sempre mutevole e indecifrabile, oscillanti tra l'aria ingannevole della nursery – deposito di sogni e relitti infantili – e l'orrore puro. Come nel racconto da cui prende il titolo la raccolta, dove una giovane debuttante, per evitare di partecipare al ballo organizzato dalla madre in suo onore, chiede a una iena il favore di sostituirla: con conseguenze feroci e esilaranti. Tutti «fantasmi di famiglia», su cui sentiamo aleggiare la risata rauca e affettuosamente crudele della Carrington. Per lei, ciò che per altri fu la scoperta della surrealtà, era la normalità stessa – come constatò sin dall'infanzia passata in una magione goticheggiante, che si poteva trasformare facilmente in un'allucinazione.

La prosa dei racconti di Leonora Carrington si disgrega, dando vita ad una poesia la cui luminosità sarà quella di Phanes. La gratuità degli accostamenti e delle soluzioni narrative non ha mai l’aspetto di una ragione che compia sforzi sisifei per sragionare; essa, al contrario, si innerva di una coerenza che nulla ha a che vedere con quella che sillogismi o rappresentazioni incatenano, risalendo bensì alla natura anfibolica del mito il quale, nelle pagine de La debuttante, risuona delle stesse vibrazioni che una materia adeguata e affine alla propria sorgente potrà rilasciare. 

Marco Tagliaferri, da Treccani