A pelle scoperta, di Francesca Piovesan

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TITOLO: A pelle scoperta

AUTORE: Francesca Piovesan

EDITORE: Arkadia PP: 125 PREZZO: 13,00


Un mondo fatto di odori, sensazioni, rivoluzioni ed evoluzioni dello spirito umano


Mentre aveva mangiato la sua cena aveva provato a ricordare l’ultima volta che aveva pescato qualcosa e poi l’aveva cucinato: gli erano ritornati i ricordi della vacanza in Puglia, dell’uscita in barca organizzata tra amici l’estate scorsa, le domeniche pomeriggio a pesca con suo padre, ma in tutto questo magma di volti e odori e riflessi che guizzavano sull’acqua non era riuscito a vedere la sua mano toccare un pesce, alzare la canna, sfilare un amo dalla bocca, trascinare un secchio pieno fuori dalla barca, forse avevano sempre pescato gli altri, forse avevano sempre cucinato gli altri, l
ui era sempre stato spettatore della mattanza, uomo che non provvede agli altri, uomo che guarda per capire come si fa, per imparare a diventare uno dei più forti.

A pelle scoperta è il racconto della pelle che le persone tendono a coprire per sentire meno. In questa raccolta di racconti invece c’è lo svelamento, l’esposizione al sole o alle intemperie di tutto quello che riceviamo attraverso la pelle e il corpo: le emozioni, le paure, la passione che nasce o viene dimenticata. I protagonisti vivono in quadri della quotidianità che si svela sotto i loro occhi attraverso situazioni comuni che diventano le porte per una sensibilità a volte al limite della sopportazione. Una sensibilità fatta di sensi di vista, di olfatto. Una sensibilità che si interroga poco sulla sua moralità se quello che fa vivere in quell’istante è un bene accettato da tutti o un male da osservare sdegnati. A pelle scoperta è un territorio di incontri di verità che spesso fatichiamo ad accettare, di liberazione da categorie prestabilite, una costante e lenta rivoluzione del corpo che si riconosce nella pelle di chi incontriamo.

 

Bugie d'estate, di Bernhard Schlink

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TITOLO: Bugie d’estate

AUTORE: Bernhard Schlink TRADUZIONE: Susanne Kolb

EDITORE: Neri Pozza PP: 288 PREZZO: 17,00

Che cosa resta quando una speranza, un’illusione vanno in frantumi? Perché non possiamo evitare di affidarci ad altre speranze e illusioni ancora? Perché ci è impossibile affrontare la vita senza dire e dirci menzogne?
Nelle sette storie raccontate in queste pagine, non vi è nessuna parola di troppo, nessuna frase priva di senso. Con la sua impeccabile scrittura, Bernhard Schlink conduce il lettore al cospetto di protagonisti che, intrappolati nel loro ego, cercano di rammendare la propria vita con un tessuto di bugie e silenzi capace di velare passioni, soffocare sentimenti, celare piccoli e grandi conflitti.
C’è Richard che, in Fine stagione, durante una vacanza al Capo, si innamora di Susan, una «personcina dagli occhi troppo piccoli, il mento troppo pronunciato, la pelle troppo sottile» e, tuttavia, una «personcina» capace di vedere in lui «ciò che lui stesso non vede». Richard ha la sensazione di doversi decidere, abbandonare la sua vecchia vita per la nuova. Una sensazione, però, che, nell’istante stesso in cui affiora, affievolisce immediatamente, diventa subito «stanca».
C’è il protagonista maschile che, nella Notte a Baden-Baden, vive una storia d’amore fatta di tradimenti consumati e non, e di piccole bugie che gli permettono di evitare i grandi conflitti. Il giorno, tuttavia, in cui emerge la
verità su una sua notte a Baden-Baden, scopre che «senza la fede ingenua nell’altro l’amore non è possibile».
C’è il giovane uomo che, in Johann Sebastian Bach sull’isola di Rügen, invita il padre al festival bachiano sull’isola di Rügen per trascorrere insieme due o tre giorni fatti di concerti e passeggiate sulla spiaggia, e venire in questo modo a capo di un rapporto che negli anni si è mostrato del tutto privo di ogni tenerezza e intimità. Durante il viaggio in auto verso Rügen, il padre, però, se ne sta seduto diritto, le gambe accavallate, le braccia appoggiate ai braccioli, le mani a penzoloni. Poi si addormenta, russando e biascicando. 

Sette storie, sette bugie. Sette racconti in cui Schlink mostra la sua straordinaria capacità di penetrare nell’animo umano e di restituirne con precisione fragilità e disincanto.


Ricette semplici, di Madeleine Thien

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TITOLO: Ricette semplici

AUTORE: Madeleine Thien TRADUZIONE: Maria Baiocchi, Anna Tagliavini

EDITORE: 66ThAnd2nd PP: 190 PREZZO: 16,00

Padri e madri, figli e sorelle, mogli e mariti, rapporti che si rinsaldano e più spesso si disgregano, in sette ricette tratteggiate con delicatezza per descrivere gli invalicabili confini che ci separano da coloro che amiamo. Ci sono due sorelle che aspettano invano davanti alla loro vecchia casa il ritorno della madre e una bambina che osserva ammaliata il padre officiare il rito della preparazione quotidiana del riso; una moglie che si ritrova a gestire il dolore del marito per la morte del suo grande amore e un uomo che dopo un’esistenza votata alla solitudine scopre le gioie e le difficoltà della vita di coppia; e poi viaggi attraverso le praterie canadesi, odore di mare d’inverno e neve che fiocca improvvisa su Vancouver, ponti sospesi e aquiloni sui laghi. Rammarico che si mescola a dolore, ricordi incuneati nel cuore, impossibili da lavare via, e la vita con i suoi minuscoli dettagli, quelli sfocati e quelli nitidi, che Madeleine Thien sa restituire con precisione chirurgica e commovente.


Terre emerse, di Leonardo Guzzo

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TITOLO: Terre emerse

AUTORE: Leonardo Guzzo

EDITORE: Italic&Pequod PP: 128 PREZZO: 16,00

Incanto. Non esiste parola migliore per definire la scrittura di Leonardo Guzzo. Il suo libro d’esordio, Le radici del mare, dipingeva plasticamente un orizzonte mitico e dolorosamente inattuale: atmosfere rarefatte uscite dalla fantasia di chi crede profondamente nella forza della letteratura e, attraverso una lingua densa, calorosa, la reimpasta, inventandola e rilanciandola a ogni pagina. Qualcosa di molto simile avviene sulle sponde di queste Terre emerse. Anche qui ci sono racconti di mare, incursioni nel cuore dormiente dell’Italia rurale; ci sono rivisitazioni di miti, giochi metaletterari, storie di altri secoli sospese tra realtà e sogno, immaginazioni oceaniche; ci sono, da prospettive inedite, confronti con la storia maiuscola del fascismo, della resistenza, degli “anni di piombo” e omaggi intriganti a grandi scrittori del passato (non vi dirò quali). Torna, rivisitato, tutto il mondo di Leonardo Guzzo: si viaggia da un’epoca a un’altra, ci si immerge in storie di miseria e riscatto, si rivivono battaglie e grandi momenti collettivi e poi, nel racconto dopo, si entra nel dramma intimo di qualcuno, per seguirlo con commozione. In qualche caso, Guzzo gioca con la lingua, destruttura le sue narrazioni, danza sulle parole dimostrando che se, da una parte, Terre emerse è la naturale continuazione de Le radici del mare, dall’altra ne rappresenta un’evoluzione, la prova dell’ulteriore crescita di un autore nato maturo. La pubblicazione del secondo libro è un momento assai delicato: ogni scrittore sa che i lettori aspettano conferme e non gli perdoneranno un’eventuale delusione. A quattro anni dall’esordio Leonardo Guzzo ripropone con forza la sua sfida. Al mare subentra il “marasma”, specchio dei tempi fuori di sesto; dal marasma emergono tredici nuove storie cariche di simboli e di bellezza: spicchi di mondo interiore o scorci del mondo di tutti, come isole per passare il guado. Il risultato, atteso eppure inedito, è ancora, e più travolgente, l’incanto.

Andrea Tarabbia

“Il mare faceva uno strano silenzio. Non un refolo di vento. Nuvole.
Un glaucoma azzurrino che velava il cielo.
Senza staccarsi da terra, incagliato nel grembo delle onde immobili, u ’Ndilliano guadagnava la sua eternità. Il mare, quello era. Una visione schiacciante. Azzurro celestiale uscito dal tempo”.

La ragazza sconosciuta, di William Trevor

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TITOLO: La ragazza sconosciuta

AUTORE: William Trevor TRADUZIONE: Laura Pignatti

EDITORE: Guanda PP: 208 PREZZO: 18,00

La solitudine di personaggi che si muovono tra il desiderio della vita e il senso ineluttabile di una fine è il filo rosso che lega questi ultimi dieci racconti di William Trevor: una maestra di pianoforte, che vive sola nel suo appartamento, finge di non vedere i furti dell’allievo per continuare ad ascoltare la sua musica; due amiche separate dall’amore per lo stesso uomo si incontrano, dopo tanto tempo, alla morte di lui; due immigrati dell’Est Europa restano in silenzio di fronte alla misteriosa scomparsa dell’uomo per cui lavorano; una ragazza scopre che la madre che credeva morta è ancora viva; una donna delle pulizie di cui nessuno conosce altro che il nome muore in un incidente stradale. Con delicatezza, la scrittura di Trevor entra nella vita di persone ordinarie, mostrando come singole esperienze apparentemente insignificanti siano in realtà straordinarie, se osservate sotto la giusta luce. La sua penna trasforma ogni più piccola storia in un universo in miniatura capace di rivelare, nell’attimo di un fugace bagliore, la verità della condizione umana nella sua finitudine, senza mai fissarla, per lasciare in eredità al lettore ancora un nuovo dubbio, ancora un’altra domanda.

Questo è il libro che lui, come noi, preferirà per sempre.
Paolo Lepri, Corriere

L’ultima raccolta del maestro irlandese
The Washington Post

Gli alberi strani, di Simona Rondolini

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TITOLO: Gli alberi strani

AUTORE: Simona Rondolini

EDITORE: Elliot PP: 224 PREZZO: 16,50

“Racconti serviti da una lingua accuratamente soppesata”

Ermanno Paccagnini, La Lettura

Tredici storie sospese tra malinconia e ironia: un’insegnante di chimica costretta da una calunnia a lasciare la scuola; una solitaria impiegata che per il suo cinquantesimo compleanno si regala un gigolò; un meccanico contagiato dalla “malattia di leggere”; un ex scrittore e una docente di filosofia che rivivono insieme una tardiva adolescenza. Se fossero alberi, i personaggi di questi racconti avrebbero il fogliame in un luogo e le radici in un altro, là dove è successo qualcosa di indimenticabile. O dimenticato troppo in fretta, perché nella corsa degli anni le epifanie rischiano di passare inosservate. Si nascondono fra le note di Schubert, in una hit di Bonnie Tyler o in un orecchino smarrito chissà dove. Accadono in una villa con dépendance o a bordo di un treno in corsa; in un angusto vicolo Baciadonne o in una vecchia casa gelida. Ma spesso i soli ad accorgersene sono i gatti, più capaci degli esseri umani di vedere oltre il visibile.

«Gli esseri umani sono alberi strani: le loro radici,
invece di crescere vicino al fogliame,
rimangono spesso attaccate a terre molto lontane o lasciate per sempre,
perfino a terre dove mai sono stati e mai andranno»

Il buio a luci accese, di David Hayden

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TITOLO: Il buio a luci accese

AUTORE: David Hayden Traduzione: Riccardo Duranti

EDITORE: Black Coffee PP: 200 PREZZO: 16,50


«Difficile da cogliere, ma impossibile da ignorare. […] Una volta ogni secolo, arriva un libro che non assomiglia a nulla che abbiate mai letto».
The Guardian


Nei racconti di questo sconcertante debutto l’inconscio e l’onirico regnano indisturbati, mentre i protagonisti si muovono in una realtà che accade appena al di là del mondo percepito, e per questo ancora più viva e profonda. Tra i molti personaggi impossibili incontreremo un uomo destinato a una caduta infinita, convitati a un banchetto proibito, un vecchio che trascorrerà l’eternità in un libro, minatori scossi da pianti irrefrenabili e un uomo che avanza nei suoi stessi sogni, facendosi d’oro: Il buio a luci accese introduce un nuovo talento letterario dal potenziale sismico.

«Capita una volta ogni morte di papa d’imbattersi in un libro che non somiglia a nient’altro che avete letto prima […] venti racconti difficili da comprendere, ma impossibili da ignorare».
Internazionale

«Favole che parlano con violenza e trasporto di memoria, perdite e ossessioni, dove le leggi della natura sono invertite come nel titolo […] Con questi racconti per niente tranquilli, che si inseriscono tra Ballard e Borges, Hayden ha estratto a uno a uno incubi, desideri, miti e quel poco che ci rende davvero ciò che siamo e che teniamo nascosto».
Vanity Fair Italia

Via dal mare, di Ben Marcus

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TITOLO: Via dal mare

AUTORE: Ben Marcus Traduzione: Sara Reggiani

EDITORE: Black Coffee PP: 352 PREZZO: 18,00


«I racconti migliori di Via dal mare sono quelli alimentati dalla corrente elettrostatica che scaturisce ogni volta che la trama del quotidiano si intreccia con un materiale alieno e altamente resistente. Via via che procediamo nella lettura, la sensazione è quella di percorrere gradualmente la spaventosa cronologia di un imminente disfacimento sociale e politico d’America»
Washington Post

Dall’autore del controverso e sconvolgente romanzo L’Alfabeto di fuoco, una raccolta di racconti che torna a indagare la vulnerabilità umana. In «Cose belle da raccontare», un insegnate di scrittura creativa intrattiene fantasie di infedeltà su una nave da crociera; in «Guardare gialli con mia madre», un figlio medita sulla mortalità della madre, illudendosi di poterle risparmiare la morte fintanto che lui resterà seduto al suo fianco. Nel racconto che dà il titolo alla raccolta, una sola lunga frase da togliere il fiato, assistiamo alla lenta caduta del protagonista in una spirale di incertezza e follia che la conduce sull’orlo del suicidio. Di racconto in racconto avviene un lento spostamento della narrazione tradizionale verso una sperimentazione che è ormai cifra caratteristica di questo maestro della forma breve. Immersi in contesti quasi ultraterreni, i personaggi ricorrono a strategie di sopravvivenza sempre più estreme per affrontare le paure legate all’età adulta. In questi ritratti di fallibilità umana, spesso sono proprio le affermazioni più assurde e aliene a catturare verità profonde. Surreale, cupo e allo stesso tempo luminoso ed esilarante, Via dal mare è il vertice di espressione di un genio unico nel suo genere.

Respiro, di Ted Chiang

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TITOLO: Respiro

AUTORE: Ted Chiang

EDITORE: Frassinelli PP: 352 PREZZO: 18,50

L'universo ha avuto origine da un immenso respiro trattenuto. Perché non si sa, ma quale che ne sia stato il motivo, mi fa davvero piacere sia andata così, se sono vivo lo devo infatti a quel fenomeno. Tutti i miei desideri e le mie riflessioni non sono altro
che vortici d'aria generati dalla successiva e graduale espirazione dell'universo.
E finché questa grande espirazione non avrà termine, i miei pensieri continueranno a vivere.


Nel racconto che dà il nome alla raccolta, il protagonista è uno scienziato che fa una scoperta impossibile sulla propria esistenza. E chiude proprio con un'esortazione che contiene la poetica dell'autore: «Anche se quando mi leggerai, esploratore, io sarò morto da tempo, mi congedo adesso rivolgendoti un invito: contempla la meraviglia che è l'esistenza e rallegrati di poterlo fare. Mi sento in diritto di dirtelo. Mentre scrivo queste parole, infatti, io sto facendo lo stesso.» In questo uso della fantascienza come contenitore dei sentimenti e dei pensieri umani, Chiang è degno erede di Philip K. Dick. Nelle altre otto storie che compongono la raccolta ci sono sempre personaggi fuori dall'ordinario, che sperimentano la vita in dimensioni diverse dalla nostra. Come nel Mercante e il portale dell'alchimista, il racconto che apre la raccolta, in cui un varco temporale costringe un venditore di stoffe nell'antica Baghdad a fare i conti con i propri errori e gli offre il modo di rimediare.

Come in tutte le sue opere, Chiang sfiora la fantascienza immaginando mondi diversi, intelligenze artificiali, forse viaggi nel tempo (sicuramente nella memoria), e in realtà mette sul tavolo temi umanissimi: il valore della vita, l'ineluttabilità, la paura e il dolore della morte, la necessità della memoria, la ricchezza salvifica del sapere, e volere, comunicare.

Kurt Vonnegut: tutti i racconti

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TITOLO: Tutti i racconti

AUTORE: Kurt Vonnegut Traduzione: Vincenzo Manotvani

EDITORE: Bompiani PP: 1440 PREZZO: 38,00

Organizzati da Jerome Klinkowitz e Dan Wakefield per temi – “Guerra”, “Donne”, “Scienza”, “Amore”, “Etica del lavoro contro fama e fortuna”, “Comportamento umano”, “Il direttore della banda” e “Il futuro” – questi novantotto racconti sono stati scritti tra il 1941 e il 2007, e includono lavori pubblicati su giornali e riviste e poi raccolti in diversi volumi, cinque inediti e una manciata di testi apparsi finora solo in rete. Durante la sua vita Kurt Vonnegut ha pubblicato meno della metà dei racconti che ha scritto, ma seguì il consiglio il suo agente dopo un rifiuto nel 1958: tenerli da parte “per la raccolta delle tue opere che si pubblicheranno il giorno in cui sarai diventato famoso. Anche se per arrivare a quel giorno forse ci vorrà un po’ di tempo.” Questa raccolta ragionata, frutto di una grande opera di recupero, mostra tutta l’intelligenza, la maestria e l’umorismo dell’uomo e dello scrittore che con la sua prosa ha segnato la letteratura americana del XX secolo.

Nei testi che introducono il volume Tutti i racconti di Kurt Vonnegut, i curatori spiegano metodo e criteri che hanno portato alla composizione dell'opera. Se ne può derivare anche uno spaccato di storia dell'editoria del tempo: fu – per esempio – grazie all'aiuto del suo agente letterario e di un incoraggiante  editore di una rivista, suo sostenitore, che Vonnegut riuscì ad affinare la sua scrittura. Di questo, e della sempre molto dibattuta domanda "si può imparare a scrivere?" si parla nel testo introduttivo "Come Vonnegut imparò a scrivere racconti", del curatore Dan Wakefield, di cui vi proponiamo un estratto.


Ragioni per vivere, Amy Hempel

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TITOLO: Ragioni per vivere

AUTORE: Amy Hempel Traduzione: Silvia Pareschi

EDITORE: Sem PP: 384 PREZZO: 14,00

(Questa recensione è apparsa sul numero 19 del 25 Aprile di Donna Moderna)

di Rossella Milone

Quelli di Amy Hempel sono racconti che si tengono in palmo di mano. Storie che possiamo sgranare con lentezza o voracità, con serenità o infinita compassione; sono storie che possiamo infilarci sempre, ovunque, perché ci sapranno accompagnare in ogni occasioni come la mano di una vecchia, saggia amica. Un’amica che ci dice: va bene così, puoi farcela. Amy Hempel è una narratrice che non da scampo, nel bene e nel male: magistrale nel raccontare le fragilità delle donne e degli uomini – senza  tralasciare il mondo animale - dotata di un’intelligenza acuminata e ironica tale da infondere in ogni personaggio la completezza della tragedia e della commedia umana. Tragedia e commedia sono il centro della vita di tutti, e diventano il centro anche in questi racconti, ripubblicati da Sem e raccolti in un unico volume dal titolo Ragioni per vivere. La traduzione è affidata a Silvia Pareschi, che, con maestria, sa rendere la micidiale geografia che compone lo stile di questa autrice sofisticata: ritmo, precisione e spessore sono doti che la Hempel instilla in ogni parola, regalandoci un libro polifonico che ci dice chi siamo, chi vogliamo essere e come possiamo guarire. I racconti, a volte brevissimi, ricordano i tenohira giapponesi: piccole storie in cui, come in una perfetta parabola zen, è possibile concentrare tutto il portato dell’esperienza umana, nei suoi limiti e, soprattutto, nelle sue immense capacità: Diamo quello che possiamo, il cuore non riesce a spingersi più in là.

Incroci, di Tullio Pericoli

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TITOLO: Incroci

AUTORE: Tullio Pericoli

EDITORE:  Adelphi PP: 97 PREZZO: 12,00

A volte sembra che Tullio Pericoli scriva con la stessa matita che usa per disegnare – magari quel mozzicone minuscolo che tiene sempre pronto in tasca per ogni evenienza. Ma la matita di Pericoli è anche il suo contrario, una gomma che serve per cancellare tutto quanto appare superfluo. Lo dimostra questo libro, dove Pericoli schizza a memoria ventidue profili di persone che ha incontrato, e che hanno segnato altrettanti punti di svolta. Può trattarsi di amici di una vita, come Umberto Eco, di bizzarri mecenati come Livio Garzanti, o anche di personaggi illustri abbordati in un attimo di incoscienza – come Eugenio Montale, incrociato per caso nell'androne del «Corriere», poi accompagnato a casa in 500, in un silenzio surreale che trasforma l'incontro in una micropièce dell'assurdo. In quasi tutti questi racconti lunari e sorridenti, intervallati da ritratti che disegnano una sorta di libro parallelo, ci sono pause improvvise, o reticenze che a volte spiazzano: ma sono solo un piccolo trucco, un piccolo effetto speciale di Pericoli per farci sentire meglio il suono – inconfondibile – della sua matita al lavoro.

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Friday Black, di Nana Kwame Adjei-Brenyah

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TITOLO: Friday Black

AUTORE: Nana Kwame Adjei-Brenyah TRADUZIONE: Martina Testa

EDITORE: Sur PP: 200 PREZZO: 16,50

Un centro commerciale che durante le campagne di sconto del Black Friday viene invaso da orde di consumatori-zombie; un parco a tema in cui i bianchi possono simulare di uccidere presunti malintenzionati neri; l’autore e la vittima di una sparatoria in una scuola che, dopo morti, cercano di prevenirne un’altra; un gruppo di attivisti neri che vendica con surreale violenza l’ennesima clamorosa assoluzione di un omicida razzista; un mondo postapocalittico in cui ogni giorno si ripete, in un loop eterno, una catastrofe nucleare. I dodici racconti di Nana Adjei-Brenyah sono un ritratto distopico degli Stati Uniti contemporanei, in cui la realtà del consumismo, delle diseguaglianze di classe, delle tensioni razziali, dell’uso incontrollato delle armi da fuoco vengono portate alle loro estreme conseguenze, usando in maniera brillante i dispositivi della satira, della narrativa fantastica, dell’horror. Al cuore delle storie restano però personaggi umanissimi e credibili, nostri simili, che cercano di conservare la sanità mentale o la coerenza morale in un mondo che deraglia: a loro – a noi – l’autore affida la sua speranza. Un esordio potentissimo, con un immaginario degno di Black Mirror e una lingua essenziale e tagliente, che ha ricevuto elogi da grandi nomi della scena letteraria americana come George Saunders e Colson Whitehead, e paragoni con classici contemporanei del calibro di Kurt Vonnegut e Ralph Ellison.

“Questa raccolta è letteralmente sbalorditiva.”
Boston Globe

“Storie surreali e pop, politiche e visionarie, eredi di altra letteratura ma diverse da tutto.”
Tiziana Lo Porto, Il Venerdì

Soldati e altre prose, di Giulio Trasanna

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TITOLO: Soldati e altre prose

AUTORE: Giulio Trasanna Curatela: Riccardo Donati

EDITORE: Quodlibet PP: 144 PREZZO: 14,00

«Perché Trasanna rimane ancora nell’ombra?». Se lo chiedeva nel 1939 Giorgio Caproni recensendo entusiasta Annate, l’opera poetica con cui esordì questo pugile friulano, divenuto scrittore dopo la folgorante scoperta della cultura e dei libri, appassionatamente divorati tra un ring e l’altro. Giulio Trasanna da quel cono d’ombra non uscirà mai, neppure nei decenni successivi, e la sua vita sarà sempre quella di un irregolare, di un intellettuale e artista borderline, si direbbe oggi. Eppure, instancabile animatore della vita culturale milanese fra gli anni Trenta e i primi Sessanta, fu conosciuto e ammirato da molti protagonisti del Novecento italiano per la natura libera e appassionata, sempre controcorrente, del suo percorso umano e artistico.
Soldati e altre prose (1941) è il suo libro maggiore, e uno dei più interessanti della tarda età fascista: un’opera di rara potenza espressiva, ricordo della Grande Guerra, della ritirata del Friuli e dei giorni di Vittorio Veneto vissuti da bambino; ma anche rilettura di quei fatti alla luce delle successive vicende italiane. Una storia che lo interessava in quanto documento della vita delle masse, degli ultimi e dei dimenticati, esemplare per capire l’Italia intera e non solo il suo amato Nord-est; una storia che seppe restituire in una prosa scarna, essenziale, vibrante di tensione nervosa e tenerezza trattenuta. «Non amare la letteratura ma servitene per te e per gli uomini»: era questa l’idea che della cultura aveva Giulio Trasanna.

A casa quando è buio, di James Purdy

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TITOLO: A casa quando è buio

AUTORE: James Purdy TRADUZIONE: Floriana Bossi

EDITORE: Racconti Edizioni PP: 144 PREZZO: 16,00

La scrittura di Purdy non assomigliava a nulla che avessi letto; era stranamente formale, ambientata in un mondo che non era tradizionalmente ‘realistico’, e dentro quel mondo le persone - deformi e traumatizzate, orrendamente bizzarre - si innamoravano e si disintegravano e non sembravano muoversi dentro la cornice di una psicologia normale .

(David Means)

Chissà che non siano le stesse ordalie dell’autore, quelle di un disperato che barricato dentro una cabina telefonica cerca qualcuno a caso a cui poter raccontare una storia, la sua, fatta di una moglie stanca di topi, pappa d’avena e appartamenti fatiscenti. James Purdy del resto ha faticato a incontrare il gusto del grande pubblico e il suo seguito è sempre stato costituito da un manipolo di devoti ben nascosti. Fuori da tutti i giri e alieno alle mode letterarie, come scrive Giordano Tedoldi nella postfazione a questo libro, Purdy non ha fatto parte nemmeno di una controcultura; piuttosto è sempre stato contro la cultura stessa.

I racconti contenuti in A casa quando è buio sembrano confermare questa sua tensione verso un’aporia finale, una continua evocazione di spettri e assenze attraverso la parola e il simbolo. La scrittura di Purdy è cava, i suoi sono sempre incontri mancati e su di essi aleggia incombente un senso di minaccia. Dialoghi platonici irti di non sequitur che indagano il baratro, il cuore oscuro dell’uomo, la sua vulnerabilità, e i desideri che si agitano sotto maniere e abiti inappuntabili. Non sappiamo se sia Mr Diehl, oscenamente bagnato come un tritone, a impartire una lezione alla povera Polly, ma leggendo la storia di questo alterco a bordo piscina la nostra quiete è incrinata. Quando due amici discettano a pranzo di un collega culturista il realismo borghese è solo apparente e il quotidiano sconfina nell’onirico. Un attraversamento che diventa de definitivo nell’ultima storia di questa raccolta, un sermone all’umanità firmato da Lui in persona.

Racconti dal Dakota, di Hamlin Garland

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TITOLO: Racconti dal Dakota

AUTORE: Hamlin Garland

EDITORE: D Editore PREZZO: 14.90


La notte, quando le stelle dimostrano di non dover temere la concorrenza della modernità,

è più facile sopportare il peso di milioni di bocche da sfamare. 

In un’epoca in cui le praterie selvagge del Midwest sono incalzate dall’avanzare della civiltà e dell’industria, alcuni pionieri si spostano ancora più a ovest per creare un nuovo mondo, in Dakota.

Dopo averci fatto riscoprire un Mississippi mai raccontato, Hamlin Garland torna a parlarci dell’America profonda, un’America lontana dal fremito e dagli agi delle grandi città, dove il tempo sembra scorrere più lentamente e l’orizzonte regala paesaggi sterminati. Le sei storie che formano Racconti dal Dakota narrano della colonizzazione di una regione selvaggia nel cuore degli Stati Uniti, dove la natura è assediata dall’uomo e dove le donne possono sognare un destino diverso.

Difficile non scorgere il preludio di tanta memorabile letteratura a stelle e strisce moderna, in questi seminali Racconti dal Dakota . Sembra infatti di sentire le voci di Anderson, Steinbeck o Faulkner accordarsi mentre ci si immerge nelle pagine di Hamlin Garland, premio Pulitzer nel 1922 .

Tuttolibri, Omar Di Monopoli

STORIA DELLE LETTERATURE SCANDINAVE. DALLE ORIGINI A OGGI

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TITOLO: STORIA DELLE LETTERATURE SCANDINAVE. DALLE ORIGINI A OGGI

AUTORE: AA.VV CURATELA: Massimo Ciaravolo

EDITORE: Iperborea PP: 1088 PREZZO: 35,00

Storia delle letterature scandinave è un ampio racconto storico-letterario rivolto sia agli studenti in materia sia ai lettori interessati a orientarsi meglio nel panorama delle lettere nordiche. Rispondendo alla necessità di un manuale completo e aggiornato in lingua italiana, e all’interesse sempre più vivo nel nostro Paese per il Nord Europa, questo volume ricostruisce un millennio di storia letteraria scandinava, soffermandosi sulle voci e i movimenti più significativi di ogni epoca, inquadrando autori e opere all’interno delle dinamiche culturali e socio-politiche: dalle origini nell’età vichinga e delle saghe medievali alla grande stagione ottocentesca dei maestri Henrik Ibsen e August Strindberg, Hans Christian Andersen, Selma Lagerlöf e Knut Hamsun; dal Novecento di Karen Blixen, Halldór Laxness, Ingmar Bergman, Astrid Lindgren, ai contemporanei Per Olov Enquist, Dag Solstad, Peter Høeg, Karl Ove Knausgård
Protagoniste sono le letterature nazionali danese, faroese, islandese, norvegese e svedese, con le loro varianti antiche tra le quali spicca, per prestigio letterario, il norreno dell’Edda, e con l’aggiunta dell’attiva minoranza svedese di Finlandia, in cui figurano classici come Tove Jansson. 
Dedicando largo spazio alla contemporaneità, dal secolo scorso a oggi, Storia delle letterature scandinave abbraccia anche la vivace narrativa infantile e il cosiddetto «giallo nordico», esportati con successo in tutto il mondo, così come un’interessante letteratura della migrazione, rappresentata da autori di origine straniera di prima e seconda generazione che stanno arricchendo lo scenario culturale nordeuropeo di nuovi temi e prospettive. 

Questo volume è l’opera collettiva di un gruppo di docenti universitari, studiosi e traduttori tra i massimi esperti delle letterature scandinave in Italia: Massimo Ciaravolo, che ha anche curato l’edizione, Massimiliano Bampi, Bruno Berni, Laura Cangemi, Gianfranco Contri, Silvia Cosimini, Sara Culeddu, Giuliano D’Amico, Fulvio Ferrari, Davide Finco, Maria Cristina Lombardi, Andrea Meregalli, Camilla Storskog, Anna Wegener, Renato Zatti.

C'era una volta in America Latina

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TITOLO: C’era una volta in America Latina. Diciotto racconti dal continente magico

AUTORE: Giorgio Oldrini

EDITORE: Edizioni Interno4 PP: 176 PREZZO: 14,00

Questi racconti hanno in comune un'idea, teorizzata dallo scrittore cubano Alejo Carpentier. Sosteneva che la realtà dell'America latina è così magica che è di per sé meravigliosa. Chi scrive, piuttosto che inventare e inseguire sogni, deve semplicemente raccontare le immense foreste e i fiumi che sembrano mari. E deve fare la cronaca di fatti e persone vere che sono più fantasiose di quelle che un'immaginazione pur fervida può inventare. A me poi, che sono da sempre un cronista di mestiere, raccontare quello che vedo e sento viene del tutto naturale." "Ho voluto raccontare queste storie per esprimere due sentimenti, che spero si colgano sia nelle vicende tragiche che in quelle divertenti. Un grande affetto per luoghi, personaggi, tempi che riempiono ancora i miei ricordi più cari e la mia vita e che spesso, soprattutto nelle mie molte notti insonni, mi affiorano nella mente e continuano ad emozionarmi. Il secondo sentimento, legato strettamente all'affetto, è la nostalgia. Sono curioso, mi piace molto conoscere luoghi e soprattutto persone, alle quali irrimediabilmente mi sento legato per sempre. Qualcuno davanti alla parola nostalgia storce il naso perché la giudica l'espressione di un sentimento proprio di chi rifiuta di vivere il presente e si rifugia in un passato più o meno immaginato. Io invece penso che la nostalgia sia il segno ineludibile di chi ha attraversato Paesi, storie o persone e stretto legami forti con donne e uomini, di chi ha preso parte col cuore e con la ragione alle vicende che ha conosciuto. È il contrario dell'indifferenza ed ha più a che fare con la passione ed è per questo che credo aiuti a vivere il futuro. In fondo è la memoria che ci permette di creare per il domani. Anche se di tempi smemorati come gli attuali questa idea sembra soltanto una assurda eresia.

Foglie d'America, di Thomas Wolfe

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TITOLO: Foglie d’America

AUTORE: Thomas Wolfe

EDITORE: Corrimano PP: 86 PREZZO: 10,00

Nell’infinita varietà delle cose quotidiane, casuali,
cui spesso non facciamo caso, è possibile vedere la rete della vita così come viene intrecciata.

Quali sono secondo lei i cinque più grandi scrittori contemporanei?
1. Thomas Wolfe. 2. William Faulkner. 3. Dos Passos. 4. Hemingway.
5. Steinbeck.

(Da un’intervista a William Faulkner)

Thomas Wolfe è uno scrittore straordinario, sì, ma è senza forma. Ripetono meccanici i detrattori. La verità è che T.Wolfe presenta la forma in lotta contro se stessa. Wolfe straripa. Si tuffa avanti. Si irradia. Si catapulta. Come se sapesse che avrebbe vissuto poco, dice William Faulkner. Giusto. Ma lo fa captando, aspirando, centellinando “forme”. Forme sparse per l’America. Sparse è la parola cruciale. Come gli elenchi sventagliati nel territorio frastagliato-scintillante della sua scrittura. Come le foglie sparpagliate sul suolo americano. Queste nove prose intercettano le forme guizzanti nel vento dell’America. Risuonanti. Le foglie che costellano le scene di queste storie sono ora lustrini, ora oggetti di cristalleria, ora depositi di segni. Mentre rende giustizia alle metamorfosi che fibrillano in America, Wolfe canta la perdita della forma nella società e nel destino interiore/esistenza esteriore dei suoi personaggi. Come quell’ora violetta che in T. S. Eliot vede la dattilografa rincasare all’ora del tè, sparecchiare la colazione e tirare fuori i barattoli di cibo in conserva. Figura senza forma, appunto. Gesto privo di moto. E allora un attore che si disorienta e si polverizza nel labirinto dei personaggi shakespeariani che interpreta è come se si congiungesse sotto il cielo d’America con il cittadino qualunque, Green, che in un altro racconto si lancia da un grattacielo spappolandosi la faccia così come si accartoccia il giornale che recava ieri la notizia della sua morte. Wolfe canta con le forme l’ombra che cancella le linee ma che non avrà vittoria finchè la letteratura la sfoglierà.

Un attimo immobile, di Eudora Welty

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TITOLO: Un attimo immobile

AUTORE: Eudora Welty Traduzione: V. Mantovani, I.Zani

EDITORE: Racconti Edizioni PP: 188 PREZZO: 17,00


di Rossella Milone
Questo articolo è stato pubblicato su L’Espresso il 27 Gennaio 2019

Un bravo scrittore sa come tracciare un mistero ed Eudora Welty lo sa. La prima autrice la cui opera è stata pubblicata, in vita, nella Library of America, maneggia la parola come se fosse la parola stessa un ingranaggio misterioso con cui decifrare il mondo. Cresciuta nel Sud degli USA degli anni ’50, è stata una tra le più brave scrittrici del Novecento, e Racconti Edizioni è meritevole di avercela restituita, ripubblicando le sue raccolte di racconti: Una coltre di verde (2017) e la recente Un attimo immobile, entrambe tradotte dalla voce empatica di Isabella Zani e Vincenzo Mantovani. Maestra del racconto, anche in quest’ultima raccolta la Welty ci regala storie dal fascino maestoso, dove s’incrociano vecchie strade indiane (tutti i racconti sono ambientati lungo la Via di Natchez), sbocciano amori nelle tempeste del Sud, si consumano pettegolezzi, screzi e complotti che raccontano l’intimità di un Paese solitario e tenace. L’impeto inquieto dello stile, è lo stesso che anima un’altra magistrale storia nata dalla penna di Welty, pubblicata di recente da minimum fax per la nuova traduzione di Simona Fefè: La figlia dell’ottimista, premio Pulitzer nel ’73. Il ritratto di una figlia che deve fare i conti con un lutto improvviso, e con una matrigna portatrice di un presente scioccante. In entrambi i libri, la memoria è il nervo mutevole da cui si dirama la potenza evocativa della narrazione (Camminiamo nel tempo che cambia). Welty disegna le turbolenze emotive, sempre in attesa di un mistero in agguato, che accomunano i personaggi sia dei racconti che del romanzo, con la semplicità, la cura e la dignità di un artigiano, restituendo alle parole la loro primordiale capacità incantatoria.

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