Caravaggio editore porta in libreria La leggenda nera e altri racconti ritrovati, di Grazia Deledda, con la curatela di Michela Pollutri.
Nel centenario dell’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura a Grazia Deledda (1926), questa raccolta torna alle origini della sua produzione. La leggenda nera e altri racconti giovanili riunisce sedici novelle composte tra il 1888 e il 1892: pagine rare, in gran parte apparse soltanto sulle riviste del tempo e rimaste ai margini delle opere più note. Il volume comprende il noto Sangue sardo accanto a racconti meno conosciuti come Remigia Helder, Il castello di S. Lor, Nell’abisso, Amori fatali, Sulle montagne sarde, Vendette d’amore, Il ritratto, Ignorata ecc. Sono storie di amori impossibili, rivalità, vendette e figure femminili fiere, ambientate tra paesaggi sardi, grotte, montagne e scenari lontani o immaginari. Nella scrittura della giovanissima Deledda convivono il gusto del romanzo d’appendice, l’ombra del gotico, l’energia del melodramma e improvvisi lampi d’ironia. Queste novelle non chiedono di essere lette come opere già compiute, ma come l’officina di una scrittrice in formazione: una testimonianza rara delle sue letture, delle sue prime prove e della tenacia con cui, ancora adolescente, cominciò a trasformare la propria terra e le inquietudini del tempo in letteratura.
di Enrico De Luca
Fra le due possibilità che Jack London, autore presso ché contemporaneo a Deledda, suggerisce per tentare di scalare l’erto sentiero del successo e di farsi un nome in campo letterario, c’è quella di lavorare con costanza e impegno sulle riviste: scrivervi per un lasso di tempo non troppo breve racconti, bozzetti, articoli riuscirebbe a far acquisire – dopo un lento, faticoso e a tratti scoraggiante periodo d’apprendistato – una buona capacità di descrizione e una solidità nella prosa, che esulano dalla formazione di chi scrive, ma che sono, sempre secondo lui, frutto combinato della lettura di buoni libri e dell’esercizio metodico e costante. Ho voluto ricordare ciò perché anche London come Deledda (e come molti altri) compì la sua formazione di scrittore sulle riviste, come lei fu un autodidatta, e al pari di lei dovette lottare per farsi strada nella letteratura. I sedici racconti giovanili che sono stati selezionati, trascritti e curati da Michela Pollutri in questa raccolta ci consentono di volgere la nostra attenzione a quel periodo di formazione e d’apprendistato di un’adolescente che, dai quattordici ai vent’anni, si era bramosamente pasciuta non soltanto dei classici italiani (da Boccaccio a Tasso, da Goldoni a Manzoni), ma soprattutto di quegli autori più popolari al suo tempo: Hugo, Balzac, Dumas, Sue, e ancora d’Annunzio, Verga, Fogazzaro, Invernizio. I testi di queste prime prove apparvero su riviste di minore risonanza, per essere in seguito prontamente rifiutati da Deledda stessa, proprio perché ben conscia del fatto che fossero l’acerbo frutto di un’arte ancora embrionale, in cui la giovane scrittrice aveva fatto largo uso di una lingua generica, a tratti impropria e non particolarmente espressiva, tesa perlopiù all’imitazione di quei modelli che tanto l’avevano soggiogata. Tuttavia non sarà difficile scorgere qua e là taluni passi, o anche soltanto dei particolari, che preludono ad alcune pagine dei suoi più maturi e levigati romanzi. Il lavoro di Pollutri è apprezzabile perché accanto a racconti più noti, come Sangue sardo e Vendette d’amore, si prefigge lo scopo di proporre testi di difficile reperibilità, trascritti senza alterazioni e aggiustamenti, affinché la franca ingenuità che caratterizza i primi passi della giovane scrittrice sarda ci ricordi che l’alloro non ha mai incoronato a richiesta, ma che è conseguenza, quasi sempre, del duro e tenace lavoro.
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Cattedrale vi dà appuntamento al 4 Dicembre con uno dei racconti contenuti nella raccolta proposta da Caravaggio editore.
