Non aspettare che la morte arrivi, di Danilo Soscia

Nutrimenti porta in libreria Mamma mostro, l’ultima opera di Danilo Soscia. Un libro - il cui titolo è un omaggio a Perrault - di favole odierne, un tetramerone che intreccia echi dal Decameron, Basile, Le mille e una notte, Chaucer. Nel tempo le storie cambiano, e così le parole che ne fanno il tessuto. Nonostante questo, rappresentano l’ultima speranza di rivedere presto l’alba.
Tra non-morti, mutanti e spettri, Mamma Mostro perlustra scenari inconsueti di un gotico contemporaneo, rinnovando la funzione liberatoria delle storie di paura. Un’antologia di favole dell’odierno orrore, scovate e raccolte in giro per il mondo.

Cattedrale vi propone uno dei testi del libro, per gentile concessione dell’editore.

Non aspettare che la morte arrivi
di Danilo Soscia


Non aspettare che la morte arrivi. Precedila di un passo, prima che lei abbia posato la giacca sporca di montagna e di morchia sulla tua poltrona. Gira la chiave prima che lei giri la chiave, accendi la luce prima che lei accenda la luce. Prepara da mangiare qualcosa di semplice. Alla morte piace il brodo di sassi. Lascia il piatto a freddare sul tavolo della cucina. Spogliati di ogni cosa, e se anche la morte è arrivata prima di te ed è in casa che si aggira tra il bagno e le onde di oggetti sul pavimento, se è lì che fruga senza educazione, senza sapere nemmeno dove si trovi, tu non farti vedere.
Scrivi un biglietto, anzi due. Il primo è quello che troveranno e che leggeranno tutti, all’inizio con reticenza, poi con un certo gusto. Sarà il testo del tuo alibi, la spiegazione che conclude. Il secondo biglietto nascondilo. Scrivilo prima che la morte ti veda. Sia un pensiero breve, di poche frasi, descrittivo. Dica l’ora, il luogo, la vera ragione. Non dire fate non fate. Non dire andate non andate. Nessuna indicazione, facciano gli altri. Che ti spregino, ti fraintendano, ti riducano al corpo che sei. La morte a quel punto sarà già arrivata. La morte non è una donna, cerca di ricordarlo. La morte è un uomo.
La morte ha il fisico sghembo dei pastori di altura. La morte puzza di mancata igiene, di erbe e di torrente. La morte ha fiato di gas, bestemmia e non beve. La morte è astemia. La morte è uno specchio. Per questo tu non specchiarti mai in vita, che lei non abbia a sapere come sei fatto, come è mutato il tuo viso negli anni. Sta’ un passo avanti, non farti riconoscere prima del tempo.
La morte ha paura dei segugi e fuma trecento sigarette in una giornata. La vedi? Ha attraversato la strada, indifferente. Non ti ha visto, ti sta ancora cercando. Chiede ai vicini. Diranno che sei uscito in compagnia del tuo cane per arrampicarti sulla collina. La morte entra nel bar con il suo fare svagato, chiede un caffè, ha fame. Si può mangiare qualcosa? Il barista le offre due fette di pane e di formaggio, un bicchiere di vino. Va bene, ma solo il pane e il formaggio. A tutti quelli che entrano chiede il tuo nome. Lo conoscete? Lo vedete passare spesso?
Viene quasi tutti i giorni a prendere il suo caffè o il suo tè, dice il barista. Si siede al tavolino lì fuori, quello, sempre lo stesso. E allora la morte si siede al tuo posto, a mangiare. E mangia, si strafoga. Chiede ancora, e gli uomini che pure non sono abituati alle buone maniere, che si offendono quando si fanno una carezza, guardano la morte di traverso, come uno che non ha imparato a stare al mondo.
Guadagna, se puoi, qualche metro prima che arrivi. Rimetti in ordine le idee. Hai tutto il tempo. La morte fumerà almeno tre sigarette prima di alzarsi dal tavolino del bar. Ancora non sa bene dove andare. Ha paura a chiedere il tuo indirizzo così, senza una ragione che non la faccia apparire sospetta. In fondo vuole arrivarci da sola. Vuole stanarti senza nemmeno sapere prima quale sia il tuo volto. Ti riconoscerà, o meglio saprà trovare la strada che conduce a te, perché ha il fiuto di un ratto, e tu hai lasciato una linea d’odore alle tue spalle.
Non pensare che la morte sia inesorabile. Non ti sentire sconfitto prima ancora di gareggiare. Anche la morte ha i suoi limiti. Non conosce niente della tua vita. Non conosce la sua forma, le tue abitudini, la gabbia nella quale ti esibisci ogni giorno. La morte ignora che dopo il suo passaggio, dopo che vi sarete incontrati, nessuno conserverà una sola scheggia di te. Nessuna eco alle tue urla da pazzo, nessuna registrazione delle tue telefonate nel cuore della notte a questo o a quell’altro amico per chiedere aiuto, per rovinargli la giornata, nessuno da cui pretendere un ricordo che esiste solo nella tua testa.
A casa tua ogni cosa è un tuo possesso. Gli escrementi accumulati nel water, la batteria su cui ti esercitavi, gli abiti da giardiniere che pure hai conservato nonostante tu non faccia più quel lavoro da molti anni. Perderà di consistenza questo mondo di cose. La morte non può saperlo. La morte non può sapere che non hai nessuno, e che non c’è niente alla fine di una vita. Nessun compimento, nessuna fede da accogliere, nessuna rivelazione. Nessuna parola. Non parlare quando arriva la morte. Resta in silenzio. Non allearti al suo istinto. Se parli, le cose inerti e opache prenderanno forma, e tutto diventerà evidente. È in quell’evidenza che la morte ti viene a cercare. Non aspettare che la morte ti insegua. Cerca di scomparire, se puoi. La morte ti troverà comunque, ma un attimo dopo. Non saprà cosa farsene di uno già morto. Maledirà sé stessa per tutto il tempo e il freddo, per il caffè schifoso che ha dovuto sorbire per colpa tua. Fatti trovare già morto. Hai pazientato per decenni avvitandoti tra le braccia di una vecchia madre, tra i tuoi lavori e le tue attese, sperando solo che la tua missione avesse uno scopo. Eccolo. Anticipare la morte di un solo passo. Uno.
Di ritorno a casa, stacca il cadavere di Cristo dalla croce lungo la strada. Raggiungi la camera da letto a piedi scalzi, posalo sul materasso. Poi, dopo averlo osservato, infilalo sotto le coperte, lasciando il suo volto alla luce. Spogliati di tutto, e rinchiuditi nel grande armadio accanto al letto. La morte non ti troverà. Saranno invece alcuni uomini del paese a chiamare i pompieri, dopo giorni che non ti vedranno passare dal bar. Ti troveranno addormentato in quell’angolo di scomparto dove ti sei nascosto. Non riusciranno a svegliarti, e solo per comodità diranno che sei deceduto. E invece la morte sarà passata e non ti avrà trovato, oppure sarai stato tu ad averla anticipata, anche se di poco.