Ghiak. Racconti di sangue, di Dimosthenis Papamarkos
TITOLO: Ghiak. Racconti di sangue
Autore: Dimosthenis Papamarkos
EDITORE: Crocetti TRADUZIONE: Valentina Gilardi
PP. 112 Euro: 14,00
Ghiak è una parola intraducibile arvanitica che significa sangue, parentela, vendetta, razza. Gli arvaniti sono una popolazione di origine albanese, prevalentemente di religione cristiana ortodossa, stanziata in diverse parti della Grecia. Gli eroi dei racconti di Papamarkos sono soldati greci arvaniti che hanno combattuto durante la guerra greco-turca del 1919-1922 e sono tornati nel loro paesino della Grecia centrale profondamente traumatizzati. Determinati dal codice di comportamento tradizionale, per l’onore della comunità, i protagonisti di queste storie seguono la pesante legge del sangue e il rigido diritto consuetudinario, diventando a turno vittime e carnefici, e dando luogo a crimini, distruzione e annientamento. Quelle di Papamarkos sono nove storie indimenticabili, scritte in una lingua inedita e potente, che raccontano l’incapacità di conciliare i codici tradizionali con le emozioni, gli effetti della violenza sugli individui e che mettono in scena l’anima più balcanica e violenta della Grecia.
I costruttori di ponti, di Rudyard Kipling
TITOLO: Costruttori di ponti
Autore: Rudyard Kipling
EDITORE: Einadui TRADUZIONE: Paolo Cognetti
PP. 64 Euro: 10,00
Un ponte è ciò che Kipling voleva essere tra l’Oriente della sua giovinezza e l’Occidente dell’età adulta. Aveva ventitre anni quando lasciò l’India dov’era nato, portandosi via una vasta memoria di storie, nomi, immagini, paesaggi, fantasie, e passò il resto della sua vita a scriverne, tra l’Europa e gli Stati Uniti. Qui il racconto comincia come nella Bibbia: c’è un cantiere, all’inizio. I costruttori di ponti, l’intelligenza dell’uomo, contro un fi ume sacro agli dèi. Poi, il Diluvio. Il Gange sale per via della pioggia, minaccia di distruggere l’opera, ed ecco che Kipling butta all’aria il mito biblico con splendido senso dell’umorismo indiano: l’ingegnere inglese drogato d’oppio sogna un convegno di Celesti animali, e assiste al processo che salverà o condannerà il suo destino. Il coccodrillo furibondo, la scimmia vanitosa, la perfi da tigre: Il libro della giungla fa irruzione. L’unico testimone è il lascar Perú, vero protagonista della storia. Abilissimo tuttofare, una vita sui piroscafi della Compagnia delle Indie, poco devoto al suo guru e irrimediabilmente diviso a metà. Mezzo moderno, mezzo antico. Mezzo costruttore di ponti e mezzo adoratore degli dèi. Non sa piú a cosa credere, Perú, se non forse al lavoro e all’oppio. È lui il ponte tra i due mondi, Oriente e Occidente, che, scrive Kipling in una poesia, «non si incontreranno mai»: ma possono guardarsi dalle rive del grande fi ume. E il fi ume – la terra – è infi ne ciò che resta, e che continuerà a scorrere, dopo l’uomo e anche dopo gli dèi, quando i ponti saranno un lontano ricordo e Brahma avrà smesso di sognare.
PAOLO COGNETTI
I nomi delle cose, di Antonio Skármeta
TITOLO: I nomi delle cose
Autore: Antonio Skármeta
EDITORE: Einadui TRADUZIONE: Paolo Collo, Federica Niola
PP. XVI - 192 Euro: 19,00
Tredici racconti, brillantemente costruiti, che di volta in volta mettono in scena le inquietudini della giovinezza, le contraddizioni dei rapporti famigliari, i risvolti inaspettati della quotidianità. Un ragazzo che si isola alla ricerca dell’ispirazione letteraria e vive una notte rivelatrice; un ciclista che deve affrontare la salita piú difficile; due disperati avventurieri metropolitani che attraversano una New York ostile ma generosa; un compagno di classe che da studente si rivolta a ogni schema e da grande la rivoluzione la fa per davvero; un malinconico dal cuore infranto che parte da Buenos Aires per andare da un amico a Parigi e si ritrova a prendere il suo posto in tutto, anche con l’affascinante fidanzata. Tra amore, desiderio e libertà, Skármeta tesse i destini dei suoi personaggi con un’intensità e una sensibilità uniche, in una prosa che si distingue per la versatile eleganza, e si conferma come uno dei piú grandi narratori della letteratura contemporanea.
Vizio di forma, di Primo Levi
TITOLO: Vizio di forma
Autore: Primo Levi
EDITORE: Einadui CURATELA: Domenico Scarpa
PP. 298 Euro: 20,00
Vizio di forma è la seconda raccolta di racconti fanta-tecnologici e fanta-biologici di Primo Levi. Uscita nel 1971, a cinque anni dalle Storie naturali, è un’opera non solo ecologica ma ecosistemica. Chimico dagli interessi enciclopedici, con una particolare passione per la natura, gli animali, i linguaggi, il piacere della sperimentazione e della ricerca, Levi esplora le infinite possibilità combinatorie che la materia consente, ma non dimentica di cogliere le anomalie, le sfasature, i «vizi di forma» in cui si annida il germe di catastrofi piccole e grandi. La sua vena di narratore non è tuttavia apocalittica o disperata: al contrario, è mossa da una divertita curiosità per l’uomo. Le invenzioni della scienza e della tecnica aprono all’eterno gioco della commedia umana possibilità paradossali, assurde o esilaranti, che Levi narra con ironia e con fermezza di giudizio morale. Un libro che è l’ennesima conferma di quanto Primo Levi, oltre che un imprescindibile testimone, sia anche un grande scrittore.
“I miei racconti sono un omaggio postumo ad alcuni autori che ho amato nell'adolescenza e dopo: Verne, Wells, lo Swift di Gulliver, Butler e altri...”
Come dirti addio, cento lettere d'amore da Saffo a Garcia Lorca
TITOLO: Come dirti addio
CURATELA: Cristina Marconi
EDITORE: Neri Pozza
PP. 288 Euro: 19,00
Il tempo dell’abbandono fa parte del tempo dell’amore. Talvolta lo prosegue, persino lo protegge. Mille sono le antologie che raccontano la nascita e poi il trionfo dell’amore. Ma nessuna che ci dice di quel bordo ripido, di quella vertigine della fine che quasi tutti hanno provato addosso almeno una volta nella vita. Questo libro si sporge su quel bordo. Ci mostra il mare in tempesta dell’abbandono. C’è una prospettiva sull’abisso che dà a questi testi – che siano reali o letterari – un diverso spessore rispetto al resto degli epistolari sentimentali, e non importa che lo scrivente abbia davanti a sé una separazione, un suicidio o un plotone di esecuzione: cercherà di dire la verità e di lasciare un messaggio che continui ad agire quando non ci sarà più. In Come dirti addio vengono raccolte lettere provenienti da ogni epoca e da ogni continente, dai classici come le parole di Beethoven alla sua Amata immortale, al «non è colpa mia» omicida del Visconte di Valmont fino allo struggente saluto del leader indipendentista congolese Patrice Lumumba a sua moglie prima dell’arresto. Ma l’elenco è lungo: da Eloisa e Abelardo a Diderot, da Giacomo Casanova a Emily Dickinson, fino ad Anaïs Nin, Marguerite Duras e Leonard Cohen. Con uno sguardo agli amori clandestini e letterari, alle vicende meno note e ai manuali che, nel corso dei secoli, hanno spiegato con premura agli amanti meno fantasiosi quali parole scegliere, quali corde toccare per lasciarsi, Come dirti addio raccoglie testi preziosi e rari, privi della componente dolciastra degli epistolari sentimentali e forse per questo ancora più intensi, e accompagna il lettore in un appassionante viaggio attraverso i secoli, in cui le storie d’amore vengono lette attraverso l’inconsueta prospettiva del loro finale.
I costruttori di ponti, di Rudyard Kipling
TITOLO: I costruttori di ponti
AUTORE: Rudyard Kipling TRADUZIONE: Paolo Cognetti
EDITORE: Einaudi
PP. 64 Euro: 10,00
Un ponte è ciò che Kipling voleva essere tra l’Oriente della sua giovinezza e l’Occidente dell’età adulta. Aveva ventitre anni quando lasciò l’India dov’era nato, portandosi via una vasta memoria di storie, nomi, immagini, paesaggi, fantasie, e passò il resto della sua vita a scriverne, tra l’Europa e gli Stati Uniti. Qui il racconto comincia come nella Bibbia: c’è un cantiere, all’inizio. I costruttori di ponti, l’intelligenza dell’uomo, contro un fiume sacro agli dèi. Poi, il Diluvio. Il Gange sale per via della pioggia, minaccia di distruggere l’opera, ed ecco che Kipling butta all’aria il mito biblico con splendido senso dell’umorismo indiano: l’ingegnere inglese drogato d’oppio sogna un convegno di Celesti animali, e assiste al processo che salverà o condannerà il suo destino. Il coccodrillo furibondo, la scimmia vanitosa, la perfi da tigre: Il libro della giungla fa irruzione. L’unico testimone è il lascar Perú, vero protagonista della storia. Abilissimo tuttofare, una vita sui piroscafi della Compagnia delle Indie, poco devoto al suo guru e irrimediabilmente diviso a metà. Mezzo moderno, mezzo antico. Mezzo costruttore di ponti e mezzo adoratore degli dèi. Non sa piú a cosa credere, Perú, se non forse al lavoro e all’oppio. È lui il ponte tra i due mondi, Oriente e Occidente, che, scrive Kipling in una poesia, «non si incontreranno mai»: ma possono guardarsi dalle rive del grande fiume. E il fiume – la terra – è infine ciò che resta, e che continuerà a scorrere, dopo l’uomo e anche dopo gli dèi, quando i ponti saranno un lontano ricordo e Brahma avrà smesso di sognare.
PAOLO COGNETTI
Aquila di guerra, di Frank B. Linderman
TITOLO: Aquila di guerra
AUTORE: Frank B. Linderman TRADUZIONE: Nicola Manuppelli
EDITORE: Voland
PP. 184 Euro: 10,00
Gli indiani delle pianure del nord-ovest ridono sempre quando, riuniti attorno al fuoco nella tenda di Aquila di Guerra, ascoltano le storie del Vecchio (o Napa), un personaggio tanto potente quanto buffo e viziato: pur essendo il creatore del mondo, infatti, il Vecchio si dimentica spesso i nomi delle cose. Vittima ma anche carnefice, Napa sembra però avere un contatto più diretto con la realtà quotidiana e le esperienze comuni degli esseri umani rispetto al solenne dio Manitù, il cui nome viene pronunciato con timore e riverenza.
Con uno stile fedele alla tradizione orale, Linderman ci riporta i racconti delle antiche tribù dei Piedi Neri, dei Chippewa e dei Cree, da lui raccolti nei primi anni del xx secolo.
Non c’erano fuochi accesi, e nel crepuscolo crescente i bambini sedevano a guardare il nonno che fumava la pipa. Quando ebbe finito e la mise via, gli chiesero una storia. Aquila di Guerra sorrise.
Taccuini 1922-1939, di Marina Cvetaeva
TITOLO: Taccuini 1922 - 1939
AUTORE: Marina Cvetaeva TRADUZIONE: Pina Napolitano
EDITORE: Voland
PP. 320 Euro: 20,00
Scritti tra Mosca, Berlino, Praga e Parigi, i taccuini dell’emigrazione accompagnano Marina Cvetaeva dall’eccitazione della bohème artistica berlinese al fecondo periodo boemo, dai lunghi e difficili anni francesi al ritorno in Unione Sovietica. In questi schizzi furtivi e toccanti che uniscono l’ordinario al sublime, dove la vita quotidiana si mescola a un inesauribile laboratorio creativo, seguiamo la nascita e la crescita dell’amato figlio Georgij, il trasformarsi della primogenita Alja in un’adolescente, i tentativi di far quadrare il sempre più misero bilancio familiare, e insieme lo sviluppo di prose e poesie, l’evoluzione del rapporto epistolare con Pasternak, l’inizio e la tragica fine di passioni e infatuazioni, le riflessioni sul destino della Russia lontana. Nel suo incontro sempre estremo con la parola, nella sua meticolosa preoccupazione di dare eternità all’infinitesimale, Cvetaeva ci regala un testo ipermoderno, in cui arte e vita si compenetrano e si creano a vicenda.
Amore e Psiche, AA. VV
TITOLO: Amore e Psiche
AUTORE: AA. VV CURATELA: Barbara Castiglioni
EDITORE: Marsilio
PP. 264 Euro: 18,00
La favola di Amore e Psiche, tramandata dalle Metamorfosi di Apuleio, è forse la più affascinante e misteriosa di ogni tempo. Il figlio di Afrodite, Amore, si innamora di Psiche, l’anima, ma il loro amore ha una condizione: Psiche non dovrà mai vedere il volto del suo amato. Amore diventa così lo sconosciuto amante notturno, che la possiede nel buio e all’alba sparisce. Psiche però, vinta dal desiderio di conoscere il suo amante, lo coglie nel sonno e gli illumina il volto con una lampada. Amore fugge, lasciando Psiche nella disperazione, ma i due innamorati, dopo un lungo periodo di peripezie, si ritroveranno e si uniranno in matrimonio: dalla loro unione, nascerà Voluttà. La favola ha dato vita a un numero infinito di variazioni. Secondo La Fontaine, per cui «tutto l’universo obbedisce all’Amore», i due amanti rappresentano la prova che l’illusione e il desiderio, cioè l’amore al buio, siano da preferire alla realtà. Per Keats, che diventa il «sacerdote di Psiche», Amore e Psiche simboleggiano il trionfo dell’amore. Secondo Heine, la colpa di Psiche, che «si lascia morire perché i suoi occhi hanno visto il corpo nudo del suo Amore», rappresenta i mali del cristianesimo. Per Leopardi, la curiosità di Psiche, «che era felicissima senza conoscere», è la prova dei danni della conoscenza. Secondo Pascoli, Psiche è l’emblema dell’impossibilità dell’amore, e non a caso ritroverà il suo Amore solo «oltre la morte». Per Marina Cvetaeva, la favola è il simbolo di quello che l’amore dovrebbe essere: «anima senza corpo». Il significato di Amore e Psiche, quindi, rimane un mistero, che rispecchia, forse, l’enigma dell’amore.
L'islandese che sapeva raccontare storie
TITOLO: L’islandese che sapeva raccontare storie
AUTORE: AA. VV CURATELA: Silvia Cosimini
EDITORE: Iperborea TRADUZIONE: Silvia Cosimini
PP. 160 Euro: 17,00
Una raccolta di racconti avventurosi e fiabeschi tratti dall'enorme patrimonio narrativo dell'Islanda medievale.
Nell’Europa medievale l’Islanda è l’unico paese senza una monarchia, eppure i suoi abitanti, che siano mercanti, pellegrini o curiosi navigatori, all’estero visitano terre di re e regine. Come può destreggiarsi in quei paesi un popolo che non è abituato alle buone maniere dei cortigiani? «Poco socievoli», ma anche «impavidi» e soprattutto «astuti»: al cospetto dei sovrani stranieri così si mostrano gli islandesi, abilissimi nell’arte della parola, quella in versi e in prosa. Ma tutt’altro che diplomatici: schietti, insolenti e a volte offensivi, si cacciano in mille guai e avventure, che riescono a superare grazie alle loro virtù morali di buoni cristiani e alla loro parlantina. Sono queste le peripezie tramandate nei þættir, anonimi e brevi spin-off delle saghe che alla tragicità sostituiscono l’ironia e alla leggenda la fiaba, con tanto di prove da superare, aiuti magici e creature mitiche. Così Auðunn attraversa indenne le corti scandinave grazie all’orso polare che ha comprato in Groenlandia, mentre Þorsteinn il Curioso supera a nuoto il serpente marino a guardia di un’isola miracolosa. E tra sovrani furiosi e visioni di santi, idoli pagani che si trasformano in demoni e maledizioni sami, c’è spazio anche per i sentimenti dei protagonisti, che siano assetati di vendetta, codardi o amanti delusi alla ricerca di un buon amico con cui sfogarsi. Una raccolta di racconti inediti attinti dall’enorme patrimonio narrativo islandese che, con prosa asciutta, dialoghi serrati e modi boccacceschi, restituiscono il volto più scanzonato di un popolo capace di salvarsi la pelle con un’ascia robusta, ma anche con una poesia ben recitata.
Mostri meno noti del ventunesimo secolo, di Kim Fu
TITOLO: Mostri meno noti del ventunesimo secolo
AUTORE: Kim Fu
EDITORE: Racconti Edizioni TRADUZIONE: Chiara Reali
PP. 248 Euro: 18,00
Da quando l’essere umano ha dovuto ridimensionarsi di fronte a tecnologie più indomabili di Frankenstein, a cambiamenti troppo grandi e repentini, alla minaccia di un’estinzione, la letteratura si è ritrovata infestata da mostri sempre più famigerati. Il futuro sa però insinuarsi anche in modo surrettizio. Chi sono i mostri meno noti del secolo in cui viviamo?
I mostri di Kim Fu ci appaiono come deformati in uno specchio del domani, e se ci siamo ormai resi conto che al potenziamento delle tecnologie non corrisponderà alcun miglioramento di chi ne usufruisce, nelle mostruosità dei loro volti è un diverso «segno dell’età» quello che traspare: il futuro è in realtà un megafono. I mondi virtuali, le simulazioni, le piattaforme social, ma anche gli ambienti lavorativi, i nuovi modi di vivere la coppia, non fanno che amplificare le nostre vibrazioni più profonde – fobie, ansie e ossessioni tipiche di un mondo non più a misura d’umano ma di sovrumano, dove nel super non c’è solo il nuovo, ma quanto di più recondito portato all’eccesso, messo radicalmente a nudo.
Cosa ci aspetta? Una stampante 3d per recuperare i nostri corpi deceduti; perfetta per uccidere il proprio partner dopo un litigio. Un cubo per controllare il tempo; e non è detto che serva solo a ringiovanire. La possibilità di rivivere momenti persi con i nostri cari; ma a quale prezzo? Forse non serve prepararsi al peggio, piuttosto ci converrà scoprire chi siamo e siamo sempre stati.
Il Monaciello di Napoli, di Anna Maria Ortese
TITOLO: Il Monaciello di Napoli
AUTORE: Anna Maria Ortese
EDITORE: Adelphi
PP. 137 Euro: 14,00
Poco più che venticinquenne, Anna Maria Ortese pubblicò questi due racconti in riviste di scarsa circolazione, dove sono rimasti sino a oggi sepolti. In quelle pagine si è serbata intatta la prima impronta acustica di una voce che avrebbe poi continuato a risuonare, incessante seppure fra intervalli di silenzi, sino alle pagine magistrali del Cardillo. È una voce accorata e dolente, in cui si avverte l’eco di nostalgie mai sopite, di dolcezze negate: ancora una volta, accompagnati dalla mano abile e insieme compassionevole dell’autrice, dalla sua scrittura lirica e visionaria, avremo la ventura di incontrare figure insondabili e arcane ma capaci di manifestare, a chi sappia intenderli, il loro lamento e la loro ribellione. Sono «povere creature inimmaginabili»: come l’ombroso spiritello del primo racconto, il Monaciello appunto, che vive «in un piccolo armadio dalla serratura guasta, dalle porte malferme, fra cataste di panni scuri e penne verdi di pappagallo», e l’enigmatico Fantasma, che altri non è che la Morte, del secondo: «abbagliante era lo sparato della sua camicia di seta, l’argento dei bottoni da polso, il tovagliolo, perfettamente inutile, posato Dio sa perché sul suo braccio sinistro; ma più d’ogni altra cosa era abbagliante il suo sorriso in fondo agli occhi di tenebra». E ancora una volta ritroveremo quel mondo, fra memoria e sogno, che è soltanto della Ortese, un mondo in cui «tutto ciò che si vede o accade è incantato o spaventoso», un mondo fatto di stanze e corridoi e terrazze e anditi di misteriosa bellezza, dove barbaglia, a tratti, il riflesso del mare di Napoli.
Il Monaciello di Napoli e Il Fantasma sono apparsi rispettivamente su «Ateneo Veneto» nel 1940 e su «Nove Maggio» fra il 1941 e il 1942.
TITOLO: Circostanze attenuanti
AUTORE: Joyce Carole Oates
EDITORE: La Tartaruga
PP. 592 Euro: 25,00
In una raccolta che spazia dai primi anni Sessanta agli anni Novanta, si vede inevitabilmente l’America attraverso il combustibile che la alimenta, offerto soprattutto dalle donne e dai personaggi subalterni. L’audacia giovanile di Oates diventa la sicurezza della scrittrice che ha visto e scoperto molto, scoprirla in questa trasformazione è un piacere puro.
Uno studio della scrittrice in divenire: è quasi impossibile fermare la scrittura di Joyce Carol Oates nel tempo, dato che la sua immaginazione torrenziale sembra fatta apposta per sfidare la cronaca del circostante nel tentativo di agganciarsi agli archetipi della paura e della violenza umana, eppure questa fuoriclasse della letteratura americana riesce a intercettare proprio il tempo che scorre, con le sue fissazioni, le sue manie, e a trasformare i suoi racconti in un pezzo di storia. Circostanze attenuanti offre un’occasione unica per osservare come la scrittura di Joyce Carol Oates sia mutata dall’esordio in poi, pur restando devota agli stessi luoghi oscuri: le adolescenti dei sobborghi americani che scoprono la paura, i colloqui con i fantasmi, le famiglie che si azzannano e generano traumi e incubi. Circostanze attenuanti dimostra che i temi di Oates sono ancestrali, ma cambia la lingua per raccontarli.
Antiche storie riscritte,di Lu Xun
TITOLO: Antiche storie riscritte
AUTORE: Lu Xun
EDITORE: Sellerio
PP. 320 Euro: 15,00
Dopo la pubblicazione di Grida ed Esitazione, Sellerio propone in una nuova traduzione curata da Fiorenzo Lafirenza Antiche storie riscritte, il terzo e ultimo volume dell’edizione completa dei racconti di Lu Xun, testi fondanti della letteratura cinese moderna
La creazione, casuale, inconscia, dell’umanità da parte di una dea pigra. Vita domestica di un eroe «sposato con la Luna». Il salvatore dell’impero dal diluvio per dispetto alla moglie e dileggio alla ciarlataneria degli eruditi. I fratelli eremiti vittime della devozione zelante alla tradizione. Alcune giornate dell’eccellente Laozi, filosofo anti-confuciano, alle prese con la vecchiaia e la banalità del mondo. Mozi, fautore di un pacifismo filantropico, si scontra con un discepolo di Confucio («ma se combattono anche cani e porci?»). Maestro Zhuangzi si imbatte in un teschio e comincia un farsesco dialogo sulla morte che svela di che stoffa è fatto.
Antiche storie riscritte, terzo volume che conclude la raccolta di tutti i racconti del padre della letteratura cinese moderna, attinge ai miti e alle leggende della vecchia Cina, ma li manipola, li distorce, li stravolge lambendo ampiamente il grottesco. Compie, delle loro figure per millenni venerate, una terrestre genealogia, approfondendo in questo modo lo «smantellamento della morale confuciana» – scrive Fiorenzo Lafirenza nell’Introduzione – dominante nella storia, nel costume e nella ingiustizia sociale. Usa, Lu Xun, i mezzi del «faceto», dell’«arguzia», dell’«astuzia», di cui i critici ufficiali lo accusavano e lui se ne faceva vanto come un sarcasmo in più contro la cultura di potere delle élite.
I segreti di tutti, di Benedetto Saraceno
TITOLO: I segreti di tutti
AUTORE: Benedetto Saraceno
EDITORE: Marcos Y Marcos
PP. 240 Euro: 18,00
“Aveva una libreria in un quartiere popolare e tutti lo spingevano a farne una cartolibreria, con materiali per la scuola e qualche giocattolo. I libri dovevano, secondo molti, occupare al massimo un terzo dello spazio e il resto suddiviso fra cartoleria e giochi. Lui, il Rino, resisteva e diceva che no, che i libri sono sacri e si mischiano solo con altri libri”.
Vorremmo addentare la focaccia calda di Ugo Baretta, che capisce il linguaggio delle sirene; impedire al piccolo Francesco di oscurarsi il futuro obbedendo a sua madre. Andare alla presentazione organizzata dal libraio Rino in un giorno di neve. Con che gusto, buttiamo Cosimo Cecchi giù dall’auto!
Ma davvero non possiamo concederci, sul Monte Amiata, un’oasi di leggerezza in piena guerra?
All’autore di questi racconti bastano pochissime parole per creare un mondo palpabile, fatto di personaggi vivi e veri. Una volta lanciato l’incantesimo, illumina con storie variopinte, e infinita tenerezza, imbarazzi, dubbi, illusioni che tutti coltiviamo in segreto.
Mostri meno noti del ventunesimo secolo, di Kim Fu
TITOLO: Mostri meno noti del ventunesimo secolo
AUTORE: Kim Fu
EDITORE: Racconti Edizioni TRADUZIONE: Chiara Reali
PP. 248 Euro: 18,00
Da quando l’essere umano ha dovuto ridimensionarsi di fronte a tecnologie più indomabili di Frankenstein, a cambiamenti troppo grandi e repentini, alla minaccia di un’estinzione, la letteratura si è ritrovata infestata da mostri sempre più famigerati. Il futuro sa però insinuarsi anche in modo surrettizio. Chi sono i mostri meno noti del secolo in cui viviamo?
I mostri di Kim Fu ci appaiono come deformati in uno specchio del domani, e se ci siamo ormai resi conto che al potenziamento delle tecnologie non corrisponderà alcun miglioramento di chi ne usufruisce, nelle mostruosità dei loro volti è un diverso «segno dell’età» quello che traspare: il futuro è in realtà un megafono. I mondi virtuali, le simulazioni, le piattaforme social, ma anche gli ambienti lavorativi, i nuovi modi di vivere la coppia, non fanno che amplificare le nostre vibrazioni più profonde – fobie, ansie e ossessioni tipiche di un mondo non più a misura d’umano ma di sovrumano, dove nel super non c’è solo il nuovo, ma quanto di più recondito portato all’eccesso, messo radicalmente a nudo.
Cosa ci aspetta? Una stampante 3d per recuperare i nostri corpi deceduti; perfetta per uccidere il proprio partner dopo un litigio. Un cubo per controllare il tempo; e non è detto che serva solo a ringiovanire. La possibilità di rivivere momenti persi con i nostri cari; ma a quale prezzo? Forse non serve prepararsi al peggio, piuttosto ci converrà scoprire chi siamo e siamo sempre stati.
Il mago Maugraby, di Jacques Cazotte
TITOLO: Il mago Maugraby
AUTORE: Jacques Mugraby
EDITORE: L’Orma TRADUZIONE: Eusebio Trabucchi, Alessandro Trasciatti
PP. 192 Euro: 22,00
Buono il Maugraby non lo è stato neanche da bambino. Figlio di un sortilegio e servitore fedelissimo di Zatanai, al quale si è consacrato per naturale vocazione e brama di potere, questo mago sadico e affascinante, che con un sol colpo di bacchetta può scendere nelle viscere della Terra e trasformare gli umani in animali, si aggira sotto mentite ed efficacissime spoglie pronto a seminare panico e dolore ovunque posi piede. Il suo obiettivo? Incantare e rapire quanti più principi e principesse per farne schiavi e rampolli e assoggettare così l’intero pianeta. Uno dopo l’altro ha già messo in ginocchio i fatati e sgargianti regni di Persia, Egitto e Tartaria, ma presto o tardi anche il suo trono di terrore finirà per vacillare…
Pubblicate nel 1789, le storie de Il mago Maugraby fanno parte del prosieguo de Le mille e una notte al quale Jacques Cazotte consacrò i suoi ultimi sforzi letterari. Attingendo all’immaginario di quell’inesauribile fonte di narrazioni, Cazotte ha saputo inventare una Sherazade dalla voce roca, cantrice ed emblema di un Settecento inquieto.
«Ti ricordi, sorella mia, di quel certo Maugraby, con il quale ci spaventavano quando eravamo bambine? Non ci dicevano sempre che se non avessimo fatto le brave il Maugraby sarebbe venuto a prenderci? È di questo Maugraby che vorrei sentirti parlare: se un tempo la sua storia mi faceva tanto paura, oggi trovo giusto essere risarcita dal piacere di ascoltarla, e non corro più il rischio che mi procuri brutti sogni.» La bella Sherazade, rendendosi conto che la curiosità della sorella non dispiaceva al sultano, si mise subito a raccontare quanto segue…
Destini peggiori della morte, di Kurt Vonnegut
TITOLO: Destini peggiori della morte
AUTORE: Kurt Vonnegut
EDITORE: Bompiani TRADUZIONE: Vincenzo Mantovani
PP. 288 Euro: 15,00
“Si tratti di interventi pubblici, di articoli o di prefazioni e saggi opportunamente e brillantemente organizzati, i capitoli di questo libro sono sempre di racconto e di memoria. Erede di Twain, di Swift, di Dickens, Kurt Vonnegut finisce sempre per conversare con il suo lettore mescolando sapientemente le storie e i commenti, divagando con ordine nello svolgimento dei suoi temi abituali: l’assurdo della civiltà in cui viviamo, la stupidità del potere, il dovere del rispetto e dell’amore per il nostro prossimo. Pochi valori sicuri, vissuti e dispiegati, aiutano a rivelare la bruttezza del mondo, delle leggi sociali che ci costringono e ci opprimono, ma anche la sua bellezza, e l’amicizia, l’amore, gli affetti famigliari, la lotta per la giustizia, lo humor, la speranza. Nonostante tutto. Una delle menti più libere del nostro tempo ci insegna a guardare attorno a noi e oltre di noi con vera curiosità e generosità.” Goffredo Fofi
Come ogni cosa in questo paese, di Colum McCann
TITOLO: Come ogni cosa in questo paese
AUTORE: Colum McCann
EDITORE: Feltrinelli TRADUZIONE: Marinella Magrì
PP. 128 Euro: 15,00
Colum McCann scrive tre potenti racconti sulla forza mitica dell’Irlanda e dei suoi abitanti. Nella storia che dà il titolo al volume, Katie, un’adolescente di quindici anni, deve scegliere tra la fedeltà al padre cattolico e la gratitudine verso i soldati inglesi che hanno appena salvato la loro vecchia cavalla dalle acque del fiume in piena. Nelle parole e nei pensieri di Katie la natura è viva e sembra essere testimone dell’inesorabile sorte della cavalla che, come la mamma e il fratellino, e “come ogni cosa in questo paese”, deve morire.
Nel secondo racconto – Legno – dopo l’ictus del padre, Sam, di dieci anni, e sua madre trascorrono alcune notti a lavorare nella segheria di famiglia per fabbricare quaranta aste ben levigate per le bandiere che sfileranno durante una marcia dei Protestanti. Ma dovranno stare attenti a non farsi udire per non insospettire il padre che vive immobilizzato a letto.
In Sciopero della fame, il tredicenne Kevin viene portato dalla madre a Galway, per fuggire dalle proteste e dagli scontri che infiammano il Nord del paese. Si ritrova in un luogo che trova “stupido”, in cui tutto gli è estraneo, dove è solo e non ha amici, mentre suo zio, militante dell’IRA, sta facendo lo sciopero della fame in un carcere. Kevin si sente ai margini e decide di replicare l’esperienza di suo zio tracciando all’interno della roulotte in cui vive con la madre un perimetro equivalente alle mura di una cella, e gettando via il cibo di nascosto per qualche giorno: se non può riabbracciare lo zio, almeno può sentire sulla propria pelle quello che sta vivendo. Un incontro con una coppia di anziani lituani sembra accendere un puntino di luce nelle giornate buie di Kevin, ma solo fino alla notizia dello zio, quella definitiva.
