Paola Gallo, editor Einaudi

Paola Gallo è responsabile della narrativa italiana Einaudi

a cura di Cattedrale

Quali sono le qualità indispensabili per un buon racconto?

La compiutezza. Un racconto è come una stanza, bisogna poter chiudere la porta.La piena consapevolezza da parte dell'autore della portata simbolica degli elementi narrativi.Meno oggetti hai a disposizione, più visibili saranno, più usi saranno destinati a svolgere.La complessità di visione. Un racconto è una stanza, appunto, bisogna poter guardare fuori dalla finestra. Qual è, secondo lei, la maggiore differenza tra un racconto e un romanzo? La libertà del lettore. In un'architettura narrativa più articolata, e nel tempo lungo della narrazione distesa, è previsto che chi legge possa prendersi delle pause, divagare, addirittura saltare, avanzare, ricominciare. L'abilità del romanziere sta nel calamitare il lettore ogni sera, costringendolo a riaprire il libro che sta chiuso sul comodino.  Lo scrittore di racconti invece chiede al lettore di abbandonarsi: in questo tempo breve che mi stai dedicando, le regole le detto io.

Un po' dappertutto, ma in Italia in particolar modo, il racconto viene visto come un'opera di minore dignità rispetto al romanzo. Secondo il suo parere, questo è dovuto solo a motivi commerciali o le ragioni sono da ricercare anche nel lavoro editoriale e nell’attitudine del lettore? E, in quest'ultimo caso, l'attitudine del lettore è a sua volta condizionata da come e cosa propongono gli editori, dando così vita a una sorta di circolo vizioso?

Io non penso affatto che ai racconti venga attribuita minore dignità. Basti pensare ad Alice Munro, oggetto di culto ben prima del Premio Nobel! A volte i libri di racconti hanno esiti commerciali più tentennanti, ma non è sempre così. Forse un poco dipende dal fatto che è più difficile definirli e comunicarli all'esterno. Si dice: è un romanzo d'amore, di formazione, una storia familiare, un giallo, un noir… E poi si dice, semplicemente: è una raccolta di racconti. In un mondo in cui la comunicazione è sempre più volatile e puntiforme, anche stupidaggini come questa finiscono per avere un peso. Ma al di là delle questioni superficiali, mi sembra di poter dire che hanno maggiore impatto (e interesse) le raccolte dotate di una forte coesione, di una nota peculiare, quelle che sono state pensate sotto forma di libro compiuto, per quanto frammentario. È un'esperienza di lettura piuttosto spaesante invece trovarsi immersi in una successione di storie "spaiate", accostate in modo casuale, molto difformi negli intenti prima ancora che negli esiti.

Scrivere racconti è difficile, forse anche per questo è difficile leggerli. Crede che in Italia, nonostante una lunga e invidiabile tradizione di scrittori dediti alla narrativa breve, ci sia una produzione di racconti meno valida rispetta a quella del romanzo e che questo rifletta una maggiore difficoltà a pubblicarli?

No, non lo credo affatto. Sono certa che sia difficile scriverli, ma non penso sia difficile leggerli, né pubblicarli.

Da qualche tempo Einaudi, nella collana Quanti, propone scritture brevi contemporanee e classiche, esclusivamente in formato digitale. Più in generale si parla anche di mettere in vendita i singoli racconti di una raccolta, un po' come si fa con le singole canzoni di un album. Pensa che con gli e-book il destino del racconto potrebbe cambiare?

Dai pochi esperimenti fatti finora, non mi sembra proprio. La gente tende a comprare in digitale quello che compra su carta, né più né meno.

Giulio Questi ha vinto con ‘Uomini e Comandanti’, pubblicato da Einaudi nei Supercoralli, l’ultima edizione del Premio Chiara, uno dei maggiori premi dedicati ai libri di racconti. In termini di vendita, quanto conta un riconoscimento come questo?

In termini di vendita, forse non moltissimo. Eppure conta tanto per il prestigio e per la gratificazione dell'autore.  È bello e giusto che ci sia un premio dedicato soltanto ai racconti, anche perché spesso gli scrittori di racconti si stringono fra loro, si riconoscono, si sostengono e si leggono a vicenda. Eppure in questo a volte sento un orgoglio un po' ferito, una sindrome da minoranza etnica, quasi che si trattasse di un'altra forma d'arte, bistrattata e misconosciuta.  È una cosa che non capisco fino in fondo.

Anche presso Einaudi, vengono pubblicate molte più raccolte di racconti di autori stranieri rispetto agli italiani, soprattutto nelle collane più visibili. Secondo lei, per quale motivo?

Ma no, non è vero! Da Michele Mari ad Andrea Bajani, da Sandro Bonvissuto a Luca Ricci, Ascanio Celestini, Rossella Milone, Antonio Pascale, Marcello Fois, Gabriele Pedullà, Alberto Asor Rosa (ne starò certamente dimenticando qualcuno), abbiamo pubblicato con grande evidenza molte raccolte di racconti. Anche i Momenti di trascurabile felicità di Francesco Piccolo, a modo loro, sono a tutti gli effetti dei racconti. Tanti progetti sono in cantiere, alcuni libri molto importanti usciranno l’anno prossimo. Quello che voglio sottolineare è che non si tratta di un ghetto, o di un sottogenere. Salvo rarissimi casi, gli scrittori passano con naturalezza dal romanzo al racconto, a seconda del momento e di ciò che desiderano raccontare, e senza perdere lettori per strada.

Parlando di percentuali, nella vostra casa editrice qual è il rapporto tra romanzi e raccolte di racconti rispetto alla pubblicazione? E quello tra romanzi e raccolte inedite che vi arrivano in cerca di pubblicazione?

Non saprei dire con esattezza, e dipende dagli anni. Per fortuna non esistono le "quote racconti". Non so se sia molto interessante analizzare i dati statistici, ma a occhio direi che la percentuale di racconti pubblicati supera quella dei racconti ricevuti in lettura. Solo nel 2014 abbiamo pubblicato La vita non è in ordine alfabetico di Andrea Bajani (che ha appena vinto il Premio Settembrini, ndr);  Uomini e comandanti di Giulio Questi, l'antologia curata da Marcello Fois intitolata Sei per la Sardegna, una selezione di racconti di Primo Levi a cura di Ernesto Ferrero e l'antologia dei Racconti di Cinema a cura di Emiliano Morreale e Mariapaola Pierini. Sarebbe a dire, un quinto delle uscite di quest'anno. Certo, si tratta di libri diversissimi tra loro, ma mi pare testimonino un certo amore per il genere…Ogni anno poi pubblichiamo un'antologia tematica, di grandissimi scrittori italiani e stranieri, per provare ad attraversare un mondo tramite tanti occhi diversi. Ne cito solo alcune: Racconti di montagnaRacconti di vento e di mareRacconti matematiciRacconti gastronomici, i racconti naturalistici raccolti sotto il titolo Pietre, piume e insetti.  È un’idea che è nata un po’ per caso, partendo da un’occasione, come sempre accade, ma presto ci siamo resi conto che era una possibilità bellissima di avvicinare alla forma racconto un ampio numero di lettori, a volte semplicemente attratti dal tema ma poi conquistati dalla bellezza delle storie e dalla potenza della scrittura.

Rispetto all’editing, quali differenze riscontra tra il lavoro che si fa su un romanzo e su una raccolta di racconti?

Non saprei. Ogni libro è diverso, ogni scrittore è diverso, sull'editing non riesco mai a dire nulla di universalmente valido. Diciamo che i racconti pongono meno problemi a livello di struttura narrativa! (Ma costruire un indice ben fatto può essere impresa non meno ardua…)

Da semplice lettrice, le piacciono di più i romanzi o i racconti?

I racconti mi suscitano una lieve apprensione. Non riesco mai a leggerli uno dopo l'altro perché mi sembra di tradirli, vorrei sempre rimanere ferma lì ancora un po'.