Match Point: il terzo racconto classificato

Match Point è la chiamata letteraria per racconti inediti scritti in italiano da residenti nel Regno Unito. Superando i tradizionali confini del concorso letterario, il progetto è diventato un laboratorio, un’esplorazione nell’immaginario di una nuova generazione di autori e autrici italofoni ed espatriati. Giunto alla quinta edizione, Match Point è organizzato dalla charity culturale Il Circolo, con il supporto del Consolato Generale d’Italia a Londra e in collaborazione con il programma di scrittura Londra Scrive, con il Premio Calvino e con Cattedrale – Osservatorio sul racconto.

Cattedrale ha il piacere di proporvi i tre racconti finalisti e il vincitore sulle nostre pagine, dove potrete leggere i singoli racconti tutti i venerdì, da oggi fino al 13 Febbraio.

Cominciamo con il terzo racconto classificato al concorso: Il Lavoro, di Marco Toschetti.
Buona lettura e buon viaggio!

Marco Toschetti vive a Londra da oltre vent'anni e lavora in ambito finanziario. Con il suo racconto Il lavoro ha partecipato a Match Point 2025 e si è aggiudicato il premio terzo classificato. C’è qualcosa di radicale in questo racconto, che ha colpito la giuria e chiunque lo abbia letto finora. Le vie della salvezza sono crudeli e imprevedibili, e nessuno lo impara meglio di Padre Diego de Alvarado, missionario cristiano in viaggio verso la Mesoamerica del XVI secolo.
Marco Mancassola

Il Lavoro
di Marco Toschetti

 

Tenochtitlán, 1 Ācatl

Il sole aveva raggiunto la sommità del tempio maggiore, riflettendosi sulla pietra intrisa di rosso. Chontalcoatl, Sacerdote Piumato di Huitzilopochtli, potente divinità del sole e della guerra, sollevò il cuore ancora pulsante verso il cielo. Il vapore si levava lento dal muscolo nel freddo dell'alba.
In pochi istanti, un nuovo prigioniero sarebbe arrivato, divincolandosi urlante sull’altare sacrificale, i giovani accoliti pronti a immobilizzarlo. E poi un altro, e un altro ancora. Il Dio Sole avrebbe avuto la sua energia per continuare la quotidiana lotta contro le tenebre.
Sotto, la folla aveva iniziato a congregarsi, mormorando in un’estasi di terrore e venerazione.
Chontalcoatl abbassò lo sguardo sul petto squarciato dell’uomo ormai inerte. Il sangue scorreva copioso lungo gli scoli in pietra, segnati da generazioni di rituali, giù lungo la ripida piramide fino alle sottostanti pozze cremisi, nutrendo la terra, nutrendo gli dei.  
È davvero necessaria tutta questa morte, questo dolore? Ma questo è il mio compito; non posso dubitare, non ora.

Una nuova vittima veniva trascinata verso l'altare. Il lavoro doveva continuare.

 

Dal diario di Padre Diego De Alvarado: 12 Ottobre, Anno Domini 1515 - In navigazione, Oceano Atlantico

La costa della vecchia Spagna è ormai un ricordo sbiadito all'orizzonte, inghiottita dall’immensità dell’oceano. Ogni giorno a bordo dell’Esperanza è un passo più lontano dal mondo che conoscevo, un miglio in più verso luoghi sconosciuti, pronti a riceverTi.
Il mio cuore è gonfio di trepidazione, gioia e timore.
L’Esperanza è salpata ormai da venti giorni. Dopo una breve sosta all’isole di Canaria, i giorni si sono susseguiti uniformi e sereni. L’equipaggio ascolta volenteroso l’Alabado, cantata da un mozzo con una voce propriamente angelica, e la Salve Regina che intono io ogni sera, chiedendo perdono per le mie inadatte doti canore. Sono felice che fino ad ora tutti dimostrino la loro devozione in tanti piccoli gesti, da un cenno del capo al mio passaggio, alle preghiere che percepisco mutamente la sera, attraverso le sottili paratie che separano le nostre cabine.
Il moto costante delle onde contro la chiglia mi rasserena anche ora, conforta il mio animo nella perfezione del Tuo Creato.
Mio Signore, mi hai chiamato a un compito arduo ma glorioso: portare la Tua Luce nelle terre selvagge del Nuovo Mondo, e così facendo salvare le tante anime che là risiedono, ignare della Tua Gloria. Questa è la fonte della mia trepidazione, la ragione della mia gioia.
Il timore invece deriva da quanto narrato dai miei confratelli. Ho ascoltato resoconti agghiaccianti: Padre Leopoldo menziona sacrifici umani, cuori strappati da petti pulsanti per compiacere idoli demoniaci, di cristiani torturati con abbandono e crudeltà. Ma sono ben conscio anche degli atti compiuti dai nostri valorosi esploratori, non sempre immacolati; ho udito Padre Bernardo bisbigliare al priore di massacri perpetrati dai nostri fratelli cristiani, di avidità mascherata da zelo religioso, di crudeltà inflitte per orgoglio e vendetta, di villaggi bruciati, donne violate e infanti dissacrati. Quanto sangue, quanto dolore.
Eppure, devo confidare nel percorso che Tu hai deciso di pormi innanzi. Per un vero servo del Signore, questa è la vocazione, questo è il lavoro. Dio agisce per vie misteriose, e la Tua volontà si compirà, anche attraverso la sofferenza e il dubbio.
La fede sarà la mia bussola, la mia armatura. Sempre sia lodato il Tuo Nome.

Tenochtitlán, 1 Ācatl

Chontalcoatl pulì il tecpatl di ossidiana immergendo il pugnale nell’acqua, lisciando accuratamente l’impugnatura incastonata di turchese e malachite nel contenitore di ceramica.
Il prezioso sangue del dodicesimo sacrificio della giornata vorticava mescolandosi a quello degli altri, rosso su rosso nella torbida mistura. Quel liquido sarebbe stato presto donato ai bisognosi, affinché il potere vitale raccolto nelle cerimonie li aiutasse a guarire.
La mia fede, rifletté, è come questo coltello. Deve essere affilata, precisa e risoluta. Non ammettere esitazioni. Dicono che, se dubitassi anche solo per un istante, l'intero universo potrebbe aver fine. Di certo, la mia fine non si farebbe attendere.
Osservò i suoi giovani accoliti, i loro volti tesi e concentrati. Stanno imparando. Stavano imparando il lavoro.

Dal Diario di Padre Diego de Alvarado: 2 Novembre, Anno Domini 1515 – Oceano Atlantico

Mio Pastore, ti rendo grazia per la costante guida con cui indirizzi la mia fede.
La vita sull’Esperanza è una sfida incessante. Questa nave è un microcosmo di vizi e virtù umane, che mi mette alla prova ogni giorno. Gli odori di salmastro, sudore e malattia sono compagni costanti per tutti noi.
Mi adopero a portare conforto, a celebrare la Santa Messa, ad ascoltare le tante confessioni dell’equipaggio. Ma l'aria è greve.
Un paio di giorni fa avevo cercato di aiutare un giovane mozzo, accusato ingiustamente di un furto. Un tozzo di pane, tra tutte le cose! La fame non può certo essere un crimine. Ho parlato in sua difesa, e per questo il capitano, devoto e severo com’è giusto sia, mi ha guardato con sospetto. Per redimermi ai suoi occhi, ho confermato io stesso la pena al ragazzo. Venti frustate, a sangue.
Ho forse ecceduto? Aiutare un uomo, sì, ma non devo mai dimenticare che il mio primo dovere è verso di Te, Signore, non verso le fragilità umane.
Il mio compito non è facile. Vorrei essere più sereno, ma mi trovo sovente a vagare verso pensieri oscuri e timori – spero – infondati.
Segni infausti iniziano a manifestarsi. Ieri, un marinaio di nome Juan è caduto dall'albero maestro. Il corpo contorto ha gridato per ore. C’era chi chiedeva un atto di misericordia, stroncare il suo dolore con una lama. Ma non è questa la Tua Via, fatta di pazienza e sopportazione.
La morte è sopraggiunta misericordiosa, portando sollievo dopo ore di agonia a quel corpo martoriato. Ho pregato per la sua anima, ma ho visto lo sguardo indurito del nostromo. Uno di meno a cui dar da mangiare, ha mormorato.
Devo essere più saldo. Questo è il mio lavoro, servirTi, non compiacere gli uomini. La fede e la disciplina sono la chiave. La mia, e quella di coloro che mi circondano.


Tenochtitlán, 1 Ācatl

La fatica, sia fisica che spirituale, iniziava a farsi sentire, il calore del tardo mattino un pesante manto che rendeva ogni azione, ogni pensiero sempre più laborioso. Gocce di sudore adornavano la fronte di Chontalcoatl, concentrato nel suo compito.
Con occhi innalzati verso la sommità del tempio, i Guerrieri Aquila osservavano intenti il terribile rito che seguiva ineluttabile la loro vittoria sul campo di battaglia. I fastosi abiti di piume dalle punte nere, che dimostravano la loro vicinanza al Dio Sole, fremevano a ogni nuova immolazione. Cuore dopo cuore, vita dopo vita, il terribile inno a Huitzilopochtli proseguiva incessante. I corpi, gettati cerimoniosamente giù dalle lunghe scalinate, venivano portati via uno dopo l’altro per la raccolta dei teschi, e per la mietitura della carne che avrebbe sfamato i soldati vincitori.
Poco prima, un messaggero era giunto con notizie inquietanti. Altri uomini dalla pelle chiara e con barbe folte erano stati avvistati sulla costa. Non era la prima volta.
Chontalcoatl si torse le mani. Perché continuano a venire? Che sia un presagio? Una speranza? Salvezza, o dannazione?
Qualunque cosa serbasse il futuro, il lavoro non poteva fermarsi, ora più che mai.

Dal Diario di Padre Diego de Alvarado: 15 Dicembre, Anno Domini 1515 – Oceano Atlantico

Signore Onnipotente, abbi pietà della mia anima, e di tutti noi. Il viaggio procede a rilento, le provviste scarseggiano e la compassione per i miei fratelli peccatori mi abbandona, ogni giorno di più.
Oggi un marinaio, un rozzo uomo di nome Mateo, è venuto a confessarsi. Tremava, gli occhi sbarrati. Ha confidato di aver giaciuto con un altro uomo, un giovane marinaio. Un peccato abominevole, contro natura, un affronto diretto a Te, oh Signore!
Ho sentito il sangue ribollirmi nelle vene. Forse avrei dovuto riflettere più a lungo, ma la fame e la preoccupazione permettono poca lassitudine misericordiosa, lasciando solo spazio per la Tua giusta Ira.
Gli ho comunicato la scomunica latae sententiae ad alta voce, senza esitazione alcuna. Gli ho proclamato che la sua anima era dannata e che nulla avrebbe più potuto salvarlo dalle fiamme degli inferi.
So che non può essere che così, ma ora mi cruccio delle mie parole forse affrettate, e temo, troppo urlate. E se qualcuno avesse sentito? Non so cosa sia successo dopo. L'ho visto allontanarsi senza dire nulla, cinereo in volto. Poco più tardi, grida dalla ciurma. Pedro si era gettato in mare. Il capitano, cappello alla mano e ferreo in volto, ha detto che è stato un incidente. Ma mentiva, io so la verità. Il peso della sua colpa lo ha trascinato negli abissi.
Ho fatto ciò che dovevo. Il mio lavoro è estirpare il peccato, a qualunque costo. La debolezza non ha posto nel servizio di Dio.

Tenochtitlán, 1 Ācatl

Chontalcoatl osservava il cielo. Il cocente celeste del mezzodì, scevro di nubi, era di conforto ai suoi occhi che da ore scrutavano soltanto rosso e morte.
Sotto l’apice del sole, i giaguari che decoravano la cima della piramide scintillavano come creature divine. Oro massiccio, l’escremento degli Dei, il segno incontrovertibile della loro presenza tra noi. Quante follie compiono gli uomini per queste mere briciole di misericordia?
Il sacerdote avvertì un brivido nonostante la canicola: era forse lui la preda di quegli idoli silenti? Il prezioso bagliore, testimone di infiniti sacrifici, gli portava pensieri sgraditi. Li mise da parte, concentrandosi sul suo lavoro.
La fede non deve vacillare.

Dal Diario di Padre Diego de Alvarado: 28 Febbraio, Anno Domini 1516 – Oceano Atlantico, alla deriva

Lode sia a Te, oh Signore, anche nei momenti più bui. Siamo persi. Una tempesta terribile ha spinto l’Esperanza fuori rotta settimane fa. Le provviste sono quasi esaurite. La fame è un mostro che divora viscere e ragione. I primi giorni sono stati i più duri, quando l’illusione di poter sopravvivere era ancora viva. Risse e furti si sono susseguiti senza tregua, malgrado i miei tentativi di pacificazione. Varie volte ho dovuto mietere tristi sentenze.
Ora, la bieca realtà sta falciando lo spirito della ciurma intera. Il cibo manca, e nulla può essere fatto se non confidare nella Tua Misericordia. Ci trasciniamo deboli sopra queste traballanti assi di legno, gli occhi infossati, le guance scavate, la disperazione dipinta sui volti. Siamo in piena Quaresima, e condividiamo la Tua Passione.
Oggi, una nuova tragedia. Un ingenuo mozzo, non più di tredici anni, si chiamava Thomas. Poco più di un bambino, un’anima ancora innocente. La fame lo stava straziando. Lo hanno trovato nascosto, mentre masticava con foga una delle sue scarpe di cuoio. Cuoio. Pelle animale. Carne, in sostanza.
Il caso è stato portato davanti al capitano, e quindi a me. Il capitano mi ha chiesto se avesse commesso peccato. Con il cuore pesante, ma con la certezza della Tua Legge Divina, ho dovuto ammettere che sì, aveva commesso peccato mortale. Mangiare carne durante la Quaresima è un atto di sprezzo a Te Stesso, alla Tua Sofferenza, alle Sacre Scritture.
La punizione è stata immediata e brutale. Lo hanno picchiato a sangue, davanti a tutti, come monito. Non ho potuto fare nulla, se non benedire la resa della Tua Giustizia in terra. Questo è il mio lavoro, far conoscere e rispettare la Tua Parola oltre le debolezze umane.
Thomas è morto poco fa, tra le mie braccia, mormorando parole sconnesse. Ho pregato per la sua anima, e reso grazie per la Tua Volontà. Io sto solo facendo il mio lavoro. Osannato sia il Tuo Verbo.

 Tenochtitlán, 1 Ācatl

Il sole aveva iniziato la sua lenta discesa verso l’orizzonte. Chontalcoatl si sentiva provato, i corpi ammassati ai piedi della piramide un monito all’Universo intero.
L’odore ferreo dell’ecatombe pervadeva i suoi sensi, malgrado i fumi delle resine sacre che lo avvolgevano. Gli occhi gli caddero sulle frenetiche attività in basso; si stavano troncando teste e membra, approntando banchetti. Il suo stomaco sussultò.
Ma non c’era spazio per una tregua, doveva continuare. Doveva realizzare il proposito divino.
I sacrifici continuarono.

 Dal Diario di Padre Diego de Alvarado: 06 Marzo, Anno Domini 1516 – Costa del Nuovo Mondo

Benedetto sia il Tuo Santo Nome! Terra, finalmente! Dopo settimane alla deriva, ormai certi che il Tuo Regno ci avrebbe presto accolti, la voce della vedetta ha rinfrancato i nostri spiriti.
Verdi boschi e gialle pianure si stagliano innanzi a noi. Seguiremo la strada segnata, ci dirigeremo verso la città che i nostri predecessori avevano individuato. E lì, finalmente, salverò anime, costi quel che costi.
Staremo in guardia. So di simili spedizioni cadute in imboscate tese da selvaggi urlanti, dipinti come demoni, abbigliati alla pari di creature dell’abisso. Il sangue cristiano ha già cosparso come santa pioggia questa terra arsa da un sole pagano. Sta a noi raccogliere ora i frutti di tanto tormento.
Sia ciò che Tu vorrai che sia. Se mi aspettano la morte, il martirio, la celebrazione finale del Tuo Nome attraverso il mio umile sacrificio, sono pronto. Sia fatta la Tua Volontà.

 Tenochtitlán, 1 Ācatl

La lama saliva, la lama calava, un’incessante litania di morte e devozione. Dopo che il petto era stato squarciato, il cuore ancora palpitante veniva sollevato verso il Dio Sole, grondante e fecondo, prima di essere posto con cura nel braciere sottostante la statua di Huitzilopochtli.
Chontalcoatl osservava con occhi socchiusi il bagliore pomeridiano riflettersi sulla madreperla ormai scurita delle sue maniche, e sulla pietra sazia del pugnale.
Ricordi, vicini nel tempo ma lontani nello spirito, riecheggiano in lui. Un’arma simile, ma d’acciaio. Lui stesso l’aveva scorta nel mezzo dello sparuto gruppo di prigionieri in marcia verso l’area sacra di Tenochtitlán, nascosta sotto una lurida casacca, pronta a essere usata come disperato gesto di sfida. Momenti di incertezza, e poi la ferrea convinzione che può venire soltanto dall’alto. Conscio della portata del suo gesto, aveva gridato un avvertimento, allungato un dito accusatorio, e così facendo salvato la vita al sovrano, Tlatoani Citlalmin. Due vite, in realtà.
Gli uomini dalla pelle chiara erano stati ineluttabilmente puniti, trucidati in modi crudeli e inenarrabili. Quanto dolore, quanto sangue. Ma anche questo faceva parte del sacro compito cui era stato chiamato.
Infamia, speranza, redenzione.

 Dal Diario di Padre Diego de Alvarado: 23 Marzo, Anno Domini 1516 – Costa del Nuovo Mondo

Mio Signore, benedetto sia il Tuo Regno in questo santo giorno della Tua Risurrezione.
Mi inchino a Te per la benevolenza di cui mi hai cinto, per la costanza con cui hai guidato ogni mio passo, ogni mia azione fino ad oggi. Il mio apparente tradimento è stato accolto inizialmente con cauta gratitudine, e a seguire offrendomi misurata liberà, il mio diario restituito con reverenza e una strana forma di rispetto.
Non provo sensi di colpa, soltanto di appagamento nella mia fede incrollabile. La voce che ha gridato l’avvertimento, condannando i cristiani e salvando il re pagano, è stata la Tua, non la Mia. E così facendo hai salvato la mia indegna vita.
Tu agisci tramite me, conducendomi per mano lungo le Tue vie misteriose. Per questo, Ti rendo grazia. Ma imploro ancora una volta il Tuo benigno aiuto.
Ho iniziato a vivere tra loro, a conoscere i loro costumi, a imparare la loro lingua.
Non sono soltanto dei selvaggi spietati, come inizialmente credevo. Hanno una cultura complessa e affascinante, ma amano il sangue, e il sacrificio. Ritrovo in loro la Tua Passione; nella Tua Bontà hai donato speranza e possibilità di redenzione a queste genti pagane.
Ho scoperto la loro parola per "sacerdote": tlamacazqui. Ho parlato a lungo con i loro saggi; così gli ho spiegato, e loro hanno capito, quale fosse il mio ruolo, il mio lavoro nella società voluta da Te, nostro Signore.
A quel punto mi hanno posto innanzi una scelta, un dilemma terribile che ancora non comprendo appieno. Signore mio, ti supplico di guidare con la Tua Luce la mia inutile esistenza ancora una volta, così che possa realizzare la Tua Volontà.
Non so se scriverò più in questo diario, che ormai appartiene a un passato al quale non posso tornare. Lascerò sia la Tua Mano a guidarmi.

 Tenochtitlán, 1 Ācatl / Anno Domini 1519

Padre Diego de Alvarado, da tempo conosciuto come Chontalcoatl, si trovava sulla sommità della piramide.
L’ardente luce del tramonto colpiva con ferocia il suo capo adorno di piume, le vesti decorate con oro e conchiglie iridescenti. Nella mano imbrattata di sangue, teneva ancor saldo l’affilato coltello di ossidiana. Davanti a lui, l’ennesimo prigioniero giaceva tremante.
Abbassò lo sguardo sul petto che stava per aprire. Alzò poi gli occhi al cielo blu, assaporando il mormorio della folla sottostante.
La scelta era stata ardua, ma una volta compiuta il suo nuovo ruolo gli era apparso naturale. Sangue e sacrificio, fede e disciplina. Durante una sfarzosa e violenta cerimonia gli era stato imposto il nome rituale di Chontalcoatl, il Serpente che giunge dall’esterno. Il suo diario era stato sepolto con reverenziale superstizione in un tumulo ormai dimenticato. Assieme al mio passato, e alla mia coscienza. Il compito divino procedeva ineluttabile. La sua anima gemeva, come le membra stremate. Fede e sacrificio.
Questo è il mio lavoro, mormorò, tanto a se stesso quanto alla volta celeste. Dio agisce per vie misteriose. Il coltello calò.