Terre emerse, di Leonardo Guzzo

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TITOLO: Terre emerse

AUTORE: Leonardo Guzzo

EDITORE: Italic&Pequod PP: 128 PREZZO: 16,00

Incanto. Non esiste parola migliore per definire la scrittura di Leonardo Guzzo. Il suo libro d’esordio, Le radici del mare, dipingeva plasticamente un orizzonte mitico e dolorosamente inattuale: atmosfere rarefatte uscite dalla fantasia di chi crede profondamente nella forza della letteratura e, attraverso una lingua densa, calorosa, la reimpasta, inventandola e rilanciandola a ogni pagina. Qualcosa di molto simile avviene sulle sponde di queste Terre emerse. Anche qui ci sono racconti di mare, incursioni nel cuore dormiente dell’Italia rurale; ci sono rivisitazioni di miti, giochi metaletterari, storie di altri secoli sospese tra realtà e sogno, immaginazioni oceaniche; ci sono, da prospettive inedite, confronti con la storia maiuscola del fascismo, della resistenza, degli “anni di piombo” e omaggi intriganti a grandi scrittori del passato (non vi dirò quali). Torna, rivisitato, tutto il mondo di Leonardo Guzzo: si viaggia da un’epoca a un’altra, ci si immerge in storie di miseria e riscatto, si rivivono battaglie e grandi momenti collettivi e poi, nel racconto dopo, si entra nel dramma intimo di qualcuno, per seguirlo con commozione. In qualche caso, Guzzo gioca con la lingua, destruttura le sue narrazioni, danza sulle parole dimostrando che se, da una parte, Terre emerse è la naturale continuazione de Le radici del mare, dall’altra ne rappresenta un’evoluzione, la prova dell’ulteriore crescita di un autore nato maturo. La pubblicazione del secondo libro è un momento assai delicato: ogni scrittore sa che i lettori aspettano conferme e non gli perdoneranno un’eventuale delusione. A quattro anni dall’esordio Leonardo Guzzo ripropone con forza la sua sfida. Al mare subentra il “marasma”, specchio dei tempi fuori di sesto; dal marasma emergono tredici nuove storie cariche di simboli e di bellezza: spicchi di mondo interiore o scorci del mondo di tutti, come isole per passare il guado. Il risultato, atteso eppure inedito, è ancora, e più travolgente, l’incanto.

Andrea Tarabbia

“Il mare faceva uno strano silenzio. Non un refolo di vento. Nuvole.
Un glaucoma azzurrino che velava il cielo.
Senza staccarsi da terra, incagliato nel grembo delle onde immobili, u ’Ndilliano guadagnava la sua eternità. Il mare, quello era. Una visione schiacciante. Azzurro celestiale uscito dal tempo”.