Foglie d'America, di Thomas Wolfe

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TITOLO: Foglie d’America

AUTORE: Thomas Wolfe

EDITORE: Corrimano PP: 86 PREZZO: 10,00

Nell’infinita varietà delle cose quotidiane, casuali,
cui spesso non facciamo caso, è possibile vedere la rete della vita così come viene intrecciata.

Quali sono secondo lei i cinque più grandi scrittori contemporanei?
1. Thomas Wolfe. 2. William Faulkner. 3. Dos Passos. 4. Hemingway.
5. Steinbeck.

(Da un’intervista a William Faulkner)

Thomas Wolfe è uno scrittore straordinario, sì, ma è senza forma. Ripetono meccanici i detrattori. La verità è che T.Wolfe presenta la forma in lotta contro se stessa. Wolfe straripa. Si tuffa avanti. Si irradia. Si catapulta. Come se sapesse che avrebbe vissuto poco, dice William Faulkner. Giusto. Ma lo fa captando, aspirando, centellinando “forme”. Forme sparse per l’America. Sparse è la parola cruciale. Come gli elenchi sventagliati nel territorio frastagliato-scintillante della sua scrittura. Come le foglie sparpagliate sul suolo americano. Queste nove prose intercettano le forme guizzanti nel vento dell’America. Risuonanti. Le foglie che costellano le scene di queste storie sono ora lustrini, ora oggetti di cristalleria, ora depositi di segni. Mentre rende giustizia alle metamorfosi che fibrillano in America, Wolfe canta la perdita della forma nella società e nel destino interiore/esistenza esteriore dei suoi personaggi. Come quell’ora violetta che in T. S. Eliot vede la dattilografa rincasare all’ora del tè, sparecchiare la colazione e tirare fuori i barattoli di cibo in conserva. Figura senza forma, appunto. Gesto privo di moto. E allora un attore che si disorienta e si polverizza nel labirinto dei personaggi shakespeariani che interpreta è come se si congiungesse sotto il cielo d’America con il cittadino qualunque, Green, che in un altro racconto si lancia da un grattacielo spappolandosi la faccia così come si accartoccia il giornale che recava ieri la notizia della sua morte. Wolfe canta con le forme l’ombra che cancella le linee ma che non avrà vittoria finchè la letteratura la sfoglierà.