Un attimo immobile, di Eudora Welty

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TITOLO: Un attimo immobile

AUTORE: Eudora Welty Traduzione: V. Mantovani, I.Zani

EDITORE: Racconti Edizioni PP: 188 PREZZO: 17,00


di Rossella Milone
Questo articolo è stato pubblicato su L’Espresso il 27 Gennaio 2019

Un bravo scrittore sa come tracciare un mistero ed Eudora Welty lo sa. La prima autrice la cui opera è stata pubblicata, in vita, nella Library of America, maneggia la parola come se fosse la parola stessa un ingranaggio misterioso con cui decifrare il mondo. Cresciuta nel Sud degli USA degli anni ’50, è stata una tra le più brave scrittrici del Novecento, e Racconti Edizioni è meritevole di avercela restituita, ripubblicando le sue raccolte di racconti: Una coltre di verde (2017) e la recente Un attimo immobile, entrambe tradotte dalla voce empatica di Isabella Zani e Vincenzo Mantovani. Maestra del racconto, anche in quest’ultima raccolta la Welty ci regala storie dal fascino maestoso, dove s’incrociano vecchie strade indiane (tutti i racconti sono ambientati lungo la Via di Natchez), sbocciano amori nelle tempeste del Sud, si consumano pettegolezzi, screzi e complotti che raccontano l’intimità di un Paese solitario e tenace. L’impeto inquieto dello stile, è lo stesso che anima un’altra magistrale storia nata dalla penna di Welty, pubblicata di recente da minimum fax per la nuova traduzione di Simona Fefè: La figlia dell’ottimista, premio Pulitzer nel ’73. Il ritratto di una figlia che deve fare i conti con un lutto improvviso, e con una matrigna portatrice di un presente scioccante. In entrambi i libri, la memoria è il nervo mutevole da cui si dirama la potenza evocativa della narrazione (Camminiamo nel tempo che cambia). Welty disegna le turbolenze emotive, sempre in attesa di un mistero in agguato, che accomunano i personaggi sia dei racconti che del romanzo, con la semplicità, la cura e la dignità di un artigiano, restituendo alle parole la loro primordiale capacità incantatoria.

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