FIABE FAROESI

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TITOLO: Fiabe Faroesi

AUTORE: AA.VV Traduzione e postfazione: LUCA TAGLIANETTI

EDITORE: Iperborea PP: 160 PREZZO: 16,00

Un nuovo volume nella serie delle Fiabe Nordiche di Iperborea dedicato alla tradizione popolare delle isole Faroe.

Dalle isole verdi del Nord Atlantico, sospese tra paesaggi primigeni e tradizioni immemori, un’antologia che raccoglie le più antiche fiabe tramandate a queste latitudini e pubblicate per la prima volta in Italia. Storie di orchesse che catturano i bambini e di troll a sette teste che rapiscono principesse, di giovani orfani come Senza-Papà e Figlia di Tizio o incompresi come Ceneraccio e Fanfarone che superano ogni prova di astuzia, coraggio e generosità, meritando l’aiuto di animali fatati che ribaltano le loro sorti. Storie di sirene incantatrici, giganti del mare, regni degli abissi e isole abitate da leoni, ispirate dall’oceano che con i suoi imprevisti e misteri circonda il piccolo arcipelago delle Faroe. Raccontate per secoli attorno al focolare nelle lunghe sere d’inverno, di solito da anziane narratrici nubili e prive di contatti con il mondo esterno, queste fiabe brillano spesso di un’originalità autoctona. Riprendendo motivi universalmente diffusi, li rimaneggiano e li intrecciano tra loro in avventure funamboliche, che mescolano humour, poesia e sangue, in cui si affacciano antiche saghe, miti pagani e leggende sui demoni, i folletti e le altre creature invisibili di cui è ricco l’immaginario faroese. Trascritte nell’Ottocento, quando i letterati romantici di tutta Europa ricercarono nel patrimonio orale le radici nazionali di ciascun paese, le fiabe faroesi hanno contribuito all’autodeterminazione di un popolo a lungo «provincia» del Regno di Danimarca, che attraverso la fantasia e un gusto contagioso per il narrare ha lottato per la propria identità culturale e indipendenza linguistica. 

Le “Fiabe faroesi” sono quindi rapidissime, con svolte fulminanti in vicende, che sono spesso sghembe e divertenti (“‘Se solo avessi un contenitore! Dove metterò tutti questi soldi?’ disse il parroco alla moglie. E lei rispose: ‘C’è una grande pentola lì vicino alla porta – non so come ci sia finita –, mettiamoli lì dentro dopo averli contati’. Così il parroco contava i soldi e li metteva nella pentola, che si riempì fino al colmo. ‘Voglio uscire’, disse allora la pentola e all’improvviso sfrecciò fuori dalla porta”). Ma soprattutto, anche tenuto conto dell’alto tasso di ultraviolenza delle fiabe di tutto il mondo, le storie faroesi si distinguono anche in questo, ma con quella serena levità da isolani nordici che durante il Grindadráp, cioè la caccia ai globicefali, stanno immersi fino alla vita nel mare colore del vino (che invece è sangue) .

Guido De Franceschi, da Il Foglio