La conoscenza di sé, di Luca Doninelli

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TITOLO: La conoscenza di sé

Autore: Luca Doninelli

EDITORE: La nave di Teseo   PAGINE: 262   PREZZO: 17,00

 

di Gianluca Nativo

La conoscenza di sé è una raccolta di quattro racconti, d’ambientazione milanese, con personaggi prevalentemente omosessuali. La recensione potrebbe continuare su questo tono analitico, da sterile parere di lettura. Le quattro storie sono infatti narrate in modo simile, da una voce quasi accademica, modulata su una lingua esplicativa che, senza troppe bellurie, sviluppa più un procedimento dialettico che una trama avvincente.
Quasi ogni racconto si apre con una domanda, una richiesta di senso. E spesso quanto viene messo in dubbio è la cosa che ci spaventa di più perché diamo per assodato che sia vera, intoccabile: la nostra identità.
Nel racconto che dà il titolo alla raccolta, Fernanda, trentenne proprietaria di un negozio d’antiquariato, ci tiene a precisare sin dall’inizio le motivazioni della sua omosessualità: trauma infantile, condizione genetica, indifferenza al sesso maschile. Fidanzata con una lesbica militante - convinta di essere così perché così ci è nata - Fernanda sente al contrario il bisogno di giustificare la sua condizione. Questa esigenza esplode nell’incontro con Maurizio, giovane e timido insegnante che, non appena mette piede nel negozio d’antiquariato, si innamora di lei. Anche venendo a sapere della sua omosessualità Maurizio non si capacita di quella attrazione. È così innamorato da far saltare la sovrastruttura cui – forse – Fernanda si sente prigioniera: solo donne, niente uomini. E tra i due nascerà una storia che durerà per tutta la loro vita.
Chi si aspettava un ritorno alla propria omosessualità, così come chi una correzione bigotta, resterà in ogni caso deluso. Fernanda, dopo una vita passata con Maurizio, non ha ancora trovato la risposta che cercava.

Nella vita che seguì si verificarono molti fatti dolorosi, ma i due compirono anche molti bellissimi viaggi, e in un giorno caldo ma limpido arrivò anche un bambino.
Per l’occasione Maurizio acquistò anche un’automobile nuova. I due costruirono, senza esserselo proposto, senza averlo mai immaginato, qualcosa di simile a una vita insieme, e per anni si domandarono come mai alla loro generazione non fosse più saltata in mente una cosa del genere. […] Era come se la parola “vita” fosse stata cancellata dalla testa delle persone della loro generazione. Una vita, una vita. Vita: non è una parola strana? Ascoltandola dieci, cento volte, si capisce che è proprio strana.

I racconti di Doninelli si esprimono più che su un piano narrativo, su uno decisamente ideologico. I personaggi sono come monadi che interagiscono tra loro fino a formare un sillogismo difettoso, che non va a parare da nessuna parte se non a creare nuove domande, o nuove immagini. La città di Milano, lontana da qualsiasi forma di realismo urbano, dalla classica topografia nebbiosa e industriale, somiglia più a una piattaforma geometrica, dove i personaggi possono muoversi su binari infiniti.
La metamorfosi, la prospettiva di poter cambiare in ogni momento la propria immagine, è forse l’unica condizione attuabile.
Anna, la protagonista del racconto che apre la raccolta, La danza del tempo, ha diciannove anni e non sa riconoscere quando è il momento di divertirsi e quando quello di piangere. Sei depressa? Forse sei lesbica?, sono le domande che le fanno le amiche. Affascinata dalla biografia di Boy George, frontman dei Culture Club, decide che forse ha solo bisogno di cambiare, di diventare qualcosa: diventa così un uomo e un artista, molto quotato, anche all’estero; eppure dopo un po’ anche questa trasformazione non basta.

Spesso l’immagine che ci facciamo della felicità è sbagliata, però un’immagine è sempre necessaria.[…] Ma cosa succede se una persona non è più in grado di produrre nessuna nuova immagine? Non credo, rispose la prof, che questa persona possa esistere, ma penso che se esistesse sarebbe per lui come se il mondo fosse finito.

Le domande restano sempre, in tutti i racconti. Ma leggendoli si tira un sospiro di sollievo: la lieve astrazione della narrazione, la leggerezza dialettica di fronte a domande anguste, accantonano molte metafore superflue, e sembrano seguire le tracce di un nuovo illuminismo che ha l’intenzione testarda di rispondere alla più complessa e antica delle domande: “Ma noi, chi siamo?”